Il favoloso mondo di Rumer

Via via che si fa ascoltare, una canzone dopo l’altra, questo cd fa spiega perché Rumer non si capisce da dove venga. Alla fine, ecco: viene dal passato. Diciamo Carole King, Karen Carpenter, persino Judy Garland ai bei tempi. Folk. Ma folk dolce, intimo, talvolta malinconico ma non tanto. Non fosse che ha avuto un successo clamoroso in Gran Bretagna (dove ha venduto più copie dell’ultimo di Robbie Williams, ad esempio), questa anglopakistana neanche giovanissima, 31 anni, sarebbe una chicca solo per i critici d’antan con la puzza sotto tutti i nasi. Invece ha un tocco così universale, colto ma universale come in Slow o Come to me high, che è quasi obbligatorio amarlo e pensarne tutto il bene possibile anche se ci si è appena trastullati con Lady Gaga. Se non altro per un motivo: Rumer dimostra che, anche oggi, i sogni di un debuttante si realizzano. E bene così.