Per favore cari arbitri trattate Pato come Totti

Adesso che persino il saggio Cesare Gussoni, il presidente dell’Aia, controfirma la tesi esposta da noi del Giornale nei mesi passati in materia di arbitri e aiutini all’Inter (per riassumere: i fischietti, al pari di comuni italiani, amano salire sul carro del vincitore), possiamo scolpirlo sulla pietra. Gli arbitri hanno scortato Mancini, in qualche curva della stagione, perchè sono sensibili al fascino del nuovo potere rappresentato dal primato nerazzurro. Lo sforzo, nobile, di Gussoni e di Collina è quello di sconfiggere questo difetto atavico. Non ci riusciranno, naturalmente, ma aver riconosciuto il difetto è già un bel successo. E promettere d’impegnarsi per togliere dalla testa dei fischietti il servilismo è cosa meritevole. Si può cominciare dai rigori (contro Siena, Parma ed Empoli) ma bisogna finire cancellando il doppiopesismo applicato nei confronti di alcuni giocatori.
Prendiamo per esempio il bolognese Rizzoli, il miglior arbitro in circolazione, sereno, autorevole, rispettato da giocatori e tecnici. Non gli si possono muovere censure significative a margine di Roma-Milan, da qui i voti molto alti in pagella. Un paio di riflessioni però restano valide. Rizzoli applica nei confronti di Totti e di Pato un diverso metro di valutazione. Dal capitano della Roma sopporta, nel primo tempo, il «ma sei pazzo!» scappato in occasione della furbata da calcio d’angolo. Non solo. Più avanti, quando Totti s’aggiusta il pallone con la mano, Rizzoli fischia l’infrazione senza applicare la sanzione del cartellino giallo e in cambio riceve la stretta di mano. Intendiamoci bene: servono gesti come quello di sabato sera per bonificare l’ambiente avvelenato, mai però ignorando il dettato regolamentare. A Pato autore di un intervento neutro (salta in corsa Doni, portiere della Roma, senza far cenno alcuno a una protesta) viene invece mostrato il «giallo» mettendogli nel conto la simulazione che non c’è e di cui non c’è traccia alcuna.
La domenica in cui registreremo rigori sacrosanti per tutti (e non le burle di Cagliari, per esempio, firmati da Girardi) e una distribuzione casuale degli errori, un po’ da una parte e un po’ dall’altra, avremo messo alle spalle «calciopoli». Ma, rigori e sfondoni a parte, saremo fieri dei nostri arbitri e dei loro dirigenti il giorno in cui un arbitro bravo come Rizzoli riuscirà a trattare Pato coi guanti gialli come fa abitualmente col romanista. Come si capisce, ci accontentiamo di molto poco.