«Favorevole alle privatizzazioni complete»

da Milano

«Io sono favorevole alle vendite complete». Il ministro Siniscalco, durante l’incontro con il pubblico al Caffè della Versiliana, non ha fatto mistero di preferire la formula delle cessioni al 100%, così come è avvenuta per Telecom Italia «con mia grande soddisfazione, e come è successo per l’Eti».
La cessione dell’Ente italiano tabacchi, che venne venduto alla cordata composta da Confcommercio, Franco Bernabè e la British American Tobacco, proprietaria del marchio Pall Mall, ha fruttato allo Stato 2,325 miliardi di euro, una cifra ritenuta ampiamente superiore alle più rosee aspettative.
Nel portafoglio del ministero del Tesoro ci sono diverse società controllate al 100%: oltre alla Rai e alle Ferrovie dello Stato c’è il Grtn, il gestore della rete nazionale di distribuzione dell’energia elettrica. E ancora l’Anas, Cinecittà Holding, Consap e Consip, l’Enav, Fintecna, la Sogesid, la Sogin e Sviluppo Italia.
Le più appetibili, però, sono soprattutto le società energetiche Eni ed Enel, la cui quota di partecipazione si è lentamente alleggerita dal 100% del 1992 al 30% di oggi. Enel è arrivata al quarto collocamento azionario, per un incasso di oltre 4 miliardi.
Da tempo si parla anche dell’intenzione di collocare un ulteriore 10% di Eni, in una operazione da oltre 8 miliardi di euro, grazie anche al recente rialzo del titolo petrolifero. La compagnia petrolifera è forse il fiore all’occhiello dell’economia nazionale. Il primo trimestre di quest’anno si è chiuso con un utile in crescita del 22% a 2,4 miliardi di euro. La sua quota scenderebbe dal 30% al 20%.
L’operazione più importante potrebbe essere la cessione di Poste Italiane, il cui processo di privatizzazione è già iniziato con la cessione del 35% della società alla nuova Cassa Depositi e Prestiti. Lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nei mesi scorsi aveva parlato della possibile quotazione in Borsa di Poste Italiane tra le ipotesi per la riduzione del debito pubblico.