Per favorire vip e amici stracciavano le multe: quattro ghisa a processo

Avrebbero fatto sparire quasi un milione di verbali. Sono accusati di truffa, occultamento e omissione. Nei guai anche un dirigente. Per il Comune un danno di 27 milioni

Enrico Lagattolla

Multe stracciate. Quasi un milione di verbali. Un «favore» ad amici, parenti, personaggi famosi. Un lavoro sistematico durato tre anni, dal 2001 al 2004. Un ex dirigente del Settore affari generali della Polizia locale e quattro «ghisa» sono stati rinviati a giudizio dal gup Alessandra Cerreti con l’accusa a vario titolo di omissione d’atti d'ufficio, occultamento e soppressione di atti, truffa e ingiurie. Sarebbero i responsabili di un maxi-raggiro a carico dell’amministrazione pubblica che avrebbe provocato un danno per il Comune stimato oltre 27 milioni di euro.
L’inchiesta, condotta dal pm Grazia Pradella, era nata su iniziativa dell’allora comandante dei vigili urbani, Antonio Chirivì, che il 20 agosto 2003 aveva avviato con una circolare una «verifica approfondita e scrupolosa» nella sezione Procedure sanzionatorie del settore Affari Generali. Le indagini dei carabinieri, in seguito, appurarono che gli imputati avevano distrutto qualcosa come 800mila cartoline che attestavano la notifica delle multe, mentre in altri casi era stata disposta arbitrariamente l’archiviazione.
Il dirigente, in particolare, avrebbe omesso di «vigilare sulla reale attività esercitata nell’Ufficio procedure sanzionatorie dal personale tutto», come si legge nel capo di imputazione. In questo modo avrebbe permesso agli altri imputati di procedere alla sistematica distruzione dei verbali per «favorire soggetti allo stato ignoti». Probabilmente personaggi pubblici, parenti e amici. Inoltre, non avrebbe osservato «i plurimi inviti verbali del comandante Chirivì di collaborare fattivamente per la risoluzione del problema delle notifiche».
Agli imputati, inoltre, è contestata l’aggravante di aver causato un consistente danno economico al Comune, stimato dall’amministrazione in almeno 100 milioni di euro. Il pubblico ministero Grazia Pradella, tuttavia, ha fissato un disavanzo di circa 27,3 milioni, calcolandolo in base alla sanzione minima prevista dal Codice della strada (33,5 euro per ogni multa stracciata).
Non solo. Il dirigente e due vigili, infatti, avrebbero anche indotto il Comune a corrispondere dieci mensilità ai due agenti a titolo di emolumenti e straordinari per attività lavorative in un ufficio - si legge ancora nel capo d’imputazione - «esplicitamente vietato e non funzionante». Un Albo Pretorio Polizia Municipale, con tanto di ordini di servizio, che - secondo quanto attestato dalla dirigente a Chirivì in una nota - sarebbe stato istituito nel 2003 proprio per rilanciare la procedura corretta delle notifiche delle contravvenzioni.
Infine, l’accusa di ingiurie. Uno dei vigili, infatti, avrebbe pesantemente apostrofato una collega dell’Ufficio notifiche che aveva denunciato la truffa. «Ma che c... sei andata a dire che strappavo le cartoline...sei una vera p...».