Fax, sms e megafono. L'allerta che i Cub hanno ignorato

Pesanti critiche per l'atteggiamento tenuto dai sindacati a Venezia: le previsioni erano sbagliate. Ma ieri mattina l'allarme era stato lanciato con tutti i mezzi

Venezia - A parole, dopo che la città è finita travolta anche per colpa loro, i sindacalisti lasciano intendere che, ad averlo saputo per tempo, magari avrebbero fatto marcia indietro. Ed è vero che il servizio maree del Comune alla vigilia aveva diffuso una previsione di 110 centimetri, aggiornandola in serata a 120. Una previsione decisamente sbagliata per difetto, insomma, visto che lo scirocco ha portato la marea a quota 156 centimetri, la più alta dal 1986, insomma un livello paralizzante.

Sta di fatto che lo stato di agitazione non è stato revocato fino all’una del pomeriggio, quando migliaia di persone, cittadini e turisti, bambini e anziani, erano già stati costretti ad attraversare la città con l’acqua fin sopra la cintura, se non proprio alla gola. No, i sindacalisti non la raccontano giusta. Lo conferma Paolo Canestrelli, il responsabile del servizio maree difeso strenuamente dal sindaco Cacciari: anzi, per la prima volta in tutta la città sono stati diffusi avvisi, fin dalla prima mattina, per avvertire del repentino peggioramento della situazione.

«La minima notturna molto alta, a 80 centimetri, ha aggravato le cose - spiega Canestrelli - così già alle 6.30, dopo mezz’ora dall’inizio del flusso, l’avviso dell’aumento a 130 centimetri è stato diffuso con sms, fax, pannelli stradali, allarmi e, per la prima volta in assoluto, con gli annunci vocali udibili in tutto il centro storico». Insomma, i sindacati che hanno architettato la paralisi dei trasporti veneziani non potevano non sapere. Ma quelli dell’Rdb-Cub hanno fatto orecchie da mercante e si sono girati dall’altra parte.

«Dovevano precettarli», ha tuonato Alberto Mazzonetto, capogruppo consiliare in Comune per la Lega Nord. D’accordo anche il presidente dell’azienda dei trasporti pubblici veneziani, Marcello Panettoni: vista l’emergenza, «sarebbe stato auspicabile che il sindacato avesse preso coscienza del disagio in cui versava la città e responsabilmente avesse revocato la protesta». Macché. Figuriamoci. Lo sciopero ha gettato altre secchiate d’acqua su una città già sprofondata. Senza che a nessuno, tra tanti dipendenti a braccia incrociate, sia venuto il dubbio che in un giorno come quello di ieri fosse meglio lavorare.