Fazio, Consorte e i politici: Fiorani parla 10 ore

Il manager lodigiano potrebbe tornare a casa prima di Natale

Stefano Zurlo

da Milano

Questa volta si fa sul serio. Questa volta Gianpiero Fiorani parla a ruota libera per dieci ore ed entra nel vivo degli argomenti solo accennati nell’interrogatorio di garanzia di sabato. Questa volta il boccino non è nelle mani del gip Clementina Forleo, che trascorre la giornata festiva rilassandosi a casa, ma in quelle dei pm Francesco Greco, Eugenio Fusco, Giulia Perrotti. Domenica, primo pomeriggio, Francesco Greco va di fretta, anche al telefonino: «Ho da fare». Come mai tutta questa frenesia?
La risposta arriva dal parlatorio di San Vittore. Alla fine del match di sabato, i Pm hanno concordato un vero e proprio piano di lavoro con gli avvocati dell’ex amministratore delegato della Banca popolare italiana, Francesco Mucciarelli e Luisa Mazzola. Fiorani, con le spalle al muro, ha deciso di dire una volta per tutte quel che sa. In cambio potrebbe tornare a casa prima di Natale.
Dunque, si comincia alle 11 e si finisce solo alle 21. I temi da affrontare sono molti e complessi, tanto che i Pm si sono fatti accompagnare da alcuni militari della Guardia di finanza, ma l’argomento più delicato è ovviamente il ruolo del governatore Antonio Fazio, la cui poltrona è sempre più traballante. Fiorani lo aveva chiamato in causa già nella deposizione davanti al Gip e ancora prima nell’interrogatorio, a piede libero, del 31 agosto. Anzi, proprio sulla base delle sue parole i Pm avevano deciso di iscrivere Fazio nel registro degli indagati con l’accusa, pesantissima, di insider trading. Ora si va avanti. È la strategia dell’accelerazione. Le istituzioni non possono tollerare una posizione di incertezza. E Fiorani inguaia Fazio, spiegando nei dettagli il suo rapporto privilegiato e anomalo con il Governatore.
Non solo. Fiorani fa anche i nomi dei politici generosamente finanziati dalla Popolare, descrive i rapporti con il numero uno di Unipol Giovanni Consorte, spiega le relazioni intrattenute con Stefano Ricucci e Chicco Gnutti, racconta i meccanismi segreti con cui si alimentavano i sogni di gloria della Popolare, una banca che per gli inquirenti era una centrale criminale.
Non ci sono alternative: a Fiorani è stata contestata addirittura l’associazione a delinquere, l’unico modo per limitare i danni è riempire pagine e pagine di verbale che poi verranno immediatamente secretate. I Pm lo ascoltano con grande interesse ma valutano le sue affermazioni con prudenza. In estate Fiorani aveva giocato a nascondino con i Pm: quel che taceva era più importante di quel che rivelava. Così è finito in manette.
Sabato, i Pm hanno messo subito in chiaro le loro intenzioni: «Vogliamo i fatti e vogliamo anzitutto recuperare i soldi portati all’estero». L’ex amministratore delegato della Bpi promette che farà il possibile per far rientrare i capitali movimentati nei paradisi fiscali di mezzo mondo. Può sembrare incredibile ma nemmeno lui sa con esattezza a quanto ammontano le sue disponibilità all’estero.
Sabato sera gli avvocati e i magistrati si salutano dandosi appuntamento al mattino dopo. La notizia non trapela e l’incontro domenicale avviene a San Vittore in un clima più disteso. Fiorani collabora davvero, c’è solo bisogno di tempo per mettere in fila tutte le informazioni, per allineare tutti i dati, per svelare tutte le operazioni compiute. La deposizione dura dieci ore. In particolare, Fiorani si sofferma a lungo sui rapporti con Fazio e su quel che accadde la notte fra l’11 e il 12 luglio scorsi, quando il Governatore gli comunicò al telefono di aver dato l’ok alla scalata ad Antonveneta. La posizione di Fazio si fa sempre più difficile e ancora una volta potrebbe essere la magistratura a risolvere un braccio di ferro che i palazzi della politica non sono riusciti a sbloccare. Nei prossimi giorni, una nuova puntata.