Fazio e Saviano in diretta Ma la Rai censura Sgarbi

In dubbio la diretta della prima puntata de "Il mio canto libero" per la presenza di un teologo critico verso la Chiesa. Ma perché
Fazio e Saviano hanno potuto fare una serata sull’eutanasia? 

Semplicemente: vogliamo vedere la prima puntata de Il mio canto libero, la trasmissione di Vittorio Sgarbi che dovrebbe andare in onda su Raiuno il 18 maggio. La vogliamo vedere in diretta, nel giorno giusto e con la scaletta prevista, ospiti inclusi. Dopo anni di Santoro, Floris, Fazio (ora in coppia con Saviano), Annunziata, Dandini ci farebbe piacere, come spettatori, assistere a un programma diverso dal solito. Capace, se ne sarà capace ovviamente, di portare alla luce anche l’altra metà d’Italia, quella che nei salotti tv viene tirata in ballo solo per farne una odiosa caricatura. Anche a destra c’è vita e c’è cultura ma la Rai fino a qui non se n’è curata troppo, si ricorda di tutti solo quando c’è da pagare il canone.

Gli ostacoli a una tranquilla messa in onda non mancano, ma neppure sono insormontabili. A quanto si dice, il tema della prima serata (Dio) sarebbe considerato spinoso dalla dirigenza Rai, in particolare dal nuovo direttore generale Lorenza Lei. Due i motivi d’ansia. La presenza del teologo Matthew Fox, su posizioni critiche verso la Chiesa, e un ritratto irriverente di Giovanni Paolo II. Per questo a Sgarbi sono state prospettate alcune soluzioni, ancora sul tavolo. La prima: partire una settimana dopo, il 25 maggio, con la seconda puntata dedicata alla bellezza. Oppure, novità di ieri, registrare quella su Dio il 17 maggio, il giorno precedente rispetto alla messa in onda. Su questo punto, la diretta, il critico sembra deciso a non mollare; piuttosto, ha detto ieri, è pronto «a rinunciare se non sono gradito e rispettato, magari con una trattativa come quella che fece Enzo Biagi, che scelse di andarsene e trattò per ottenere tre miliardi di lire».

Sgarbi, pur evitando la rottura totale, ha denunciato un’incoerenza reale: «Mi sembra sfiducia: perché non chiedono la stessa cosa a Michele Santoro e Giovanni Floris? Voglio essere trattato come loro». E potremmo aggiungere: perché Fabio Fazio e Roberto Saviano, in Vieni via con me, hanno potuto fare uno show sull’eutanasia, altro argomento spinoso, senza dover registrare in precedenza la serata? La richiesta Rai di essere messi al corrente dei contenuti pare normale e legittima. Quella di mettere «sotto tutela» uno spettacolo invece fa una pessima impressione e rischia di essere un boomerang. Se il nastro risultasse sgradito, chi si prenderà la responsabilità di «aggiustare» il tiro? E secondo quale criterio? A passare per censori ci vuole poco... La palla ora torna alla Rai, che sembra preferire la «differita». La sensazione? Si troverà un accordo che consenta al Mio canto libero di partire. Difficile capire se arriverà in fondo alla quinta puntata.

Comunque, alcune garanzie sono già state fornite da Sgarbi e dai suoi autori. Matthew Fox, ammesso sia in grado di turbare le coscienze, non sarà solo. Il controcanto è garantito dalla presenza del Vescovo di Noto, Antonio Staglianò, teologo di fama e consulente della Cei per le questioni culturali. Come si vede sono altri i programmi che ritengono il contraddittorio un’opzione scomoda. Basta ricordare la reazione stupita di Saviano di fronte alla richiesta di Roberto Maroni. Il quale, pensa che pretese, voleva replicare alle accuse infamanti lanciate alla Lega Nord nel corso di Vieni via con me. A parte Fox, Il mio canto libero declinerà il sacro nell’arte e nella letteratura. Si aprirà con un monologo di Sgarbi sulla Scuola d’Atene, vedrà l’ingresso di Morgan truccato da diavolo caravaggesco e si occuperà di santità, da San Francesco a Karol Wojtyla. Finale col critico in dialogo col Padre eterno. Non si direbbe il programma di un covo di agguerriti anticlericali.
Singolari sono poi i problemi legati al titolo della trasmissione, comunicato da tempo. All’improvviso si è scoperto che potrebbe cambiare causa problemi legali. Parrebbe una sciocchezza ma non lo è: implica il rifacimento dello spot e la revisione dell’intera «colonna sonora». Il critico, con una battuta, propone un’alternativa: «Potremmo chiamarla “Ci tocca anche Sgarbi”». Ecco, noi vorremo che ci toccasse. E che il canto fosse davvero libero.