Fazio prepara la difesa per convincere il governo sulla sua imparzialità

Venerdì la relazione al Cicr. Altri attacchi dal Professore e da Monti

da Roma

Difesa puntuale e minuziosa dell’operato di Bankitalia nei casi Antonveneta e Bnl. Nessun accenno alle indagini della magistratura, intercettazioni comprese, ma ampi riferimenti alla sentenza del Tar del 9 agosto (che ha respinto il ricorso di Abn Amro). Infine, nessuna proposta esplicita sulla riforma dello Statuto della banca centrale, specie per quanto riguarda il mandato a termine, ma disponibilità a discuterne col Parlamento.
A quattro giorni dall’attesa riunione del Comitato per il credito e il risparmio (Cicr), Antonio Fazio lima coi suoi più stretti collaboratori la relazione da leggere ai ministri presenti: Domenico Siniscalco (Economia), Claudio Scajola (Attività produttive), Gianni Alemanno (Agricoltura), Pietro Lunardi (Infrastrutture) e Giorgio La Malfa (Politiche comunitarie). Primo obiettivo del governatore è mostrare la propria imparzialità, e il rispetto delle norma interne e comunitarie. Nel caso Antonveneta, ad esempio, lo sfasamento nei tempi delle autorizzazioni a Bpi e Abn Amro deriverebbe sia dai tempi di presentazione delle domande che dalla «diversità dell’oggetto», come ha affermato il Tar. Il governatore dovrà quindi spiegare i motivi del blocco dell’autorizzazione alla banca di Gianpiero Fiorani.
Difficile pronosticare se, durante la riunione del Cicr, dal tecnico si passerà al «politico». La questione del mandato a termine del governatore è ormai sul tappeto, ma Fazio non vuole fare il primo passo. Il governo intende mantenere una linea di prudenza in proposito, spingendo semmai verso una autoriforma. «Aspettiamo il Cicr, poi in sede di governo ci sarà un dibattito sul da farsi», dice il ministro Gianni Alemanno. Invece, il centrosinistra è apertamente favorevole alle dimissioni. «L’autoriforma non basta - dice Romano Prodi in tv -: occorre un cambiamento forte, e il governo deve fare in modo che avvenga». In una precedente intervista all’Unità, Prodi ha affermato che «la credibilità della Banca d’Italia è gravemente scossa, e la si ricostruisce solo con nuove regole che definiscano non solo il ruolo del governatore, ma l’intero sistema di governo e la missione dell’istituto». Fazio dovrebbe dunque dimettersi? Prodi risponde che «il Paese sta subendo un danno oggettivo dalla sua indecisione».
Anche l’ex commissario europeo Mario Monti (indicato dai giornali come un possibile candidato alla successione di Fazio) è favorevole a una profonda riforma della banca centrale. Quattro i punti chiave: modifica dell’assetto proprietario (oggi le banche vigilate sono azioniste dell’istituto); direttorio più collegiale, pur con posizione autorevole del governatore; mandato a termine per tutti i componenti del direttorio, governatore compreso); revisione delle competenze fra Bankitalia e Antitrust. «Sarei stato molto più attento di Fazio - commenta poi Monti - a non prestare il fianco, nella sostanza e nella forma, alla minima impressione di parzialità».