Fazio ritorna sulla scena e promuove la Finanziaria

«Bene i tagli alle spese e al costo del lavoro per le imprese, ma attenzione ai conti pubblici. La devoluzione potrà portare efficienza»

Gian Battista Bozzo

da Roma

«Se la Finanziaria viene completamente realizzata nella qualità e nella struttura, sarà un notevole passo avanti». Il giudizio di Antonio Fazio sulla manovra 2006 è, complessivamente, favorevole. Il governatore di Bankitalia è preoccupato per il deficit di quest’anno, «destinato a salire», ma valuta positivamente le misure di sostegno all’economia che il governo si è sforzato di introdurre nella manovra. E definisce «importantissimo» il taglio della spesa delle Regioni, in quanto «più di metà dell’intera spesa pubblica è, in effetti, decisa e amministrata dagli enti locali».
All’audizione del governatore in Senato il centrosinistra partecipa solo in un primo momento. I parlamentari dell’opposizione ascoltano la relazione «frutto del lavoro autorevole» degli uffici di via Nazionale; ma al momento clou delle domande e delle risposte abbandonano l’aula della commissione Bilancio, sostenendo che la presenza di Fazio al vertice della Banca d’Italia costituisce «un grave danno alla credibilità e al prestigio» dell’istituto. Secondo il Ds Enrico Morando «il governatore non è più autonomo rispetto al governo, che gli ha offerto una sponda, e dunque è inutile rivolgergli le domande».
Critica respinta al mittente dai parlamentari di maggioranza. «Lo stanno massacrando da tre mesi, ma ormai è allenato», dice Luigi Grillo e critica la scelta dell’opposizione «che nasconde motivazioni non chiare». Per un altro senatore di Forza Italia, Giorgio Jannone, così facendo il centrosinistra «offende non soltanto la persona, ma l’istituzione Bankitalia». L’audizione diventa così più breve del previsto, e si conclude con un caffè alla buvette di Palazzo Madama, con Fazio che chiacchiera con un gruppetto di senatori di maggioranza, fra cui Grillo, Maurizio Eufemi e Antonio Azzollini.
Non si può escludere che gli esponenti del centrosinistra abbiano voluto verificare il grado di «ostilità» alla Finanziaria da parte di Fazio, prima di decidere l’abbandono dell’audizione. In effetti, non c’è stata da parte del governatore alcuna stroncatura della manovra 2006, come l’opposizione sperava. Le critiche più decise il governatore le ha riservate alla manovra 2005, quella dell’ex ministro Domenico Siniscalco: «Ha mancato i suoi obiettivi, ed anche ipotizzando dismissioni mobiliari per 15 miliardi - spiega il banchiere centrale - il rapporto fra debito e pil tornerebbe ad aumentare dal 106,5% al 108,2%, invertendo la diminuzione in atto da un decennio. I dati disponibili - aggiunge - confermano la tendenza a un forte deterioramento dei saldi».
Sulla Finanziaria di Giulio Tremonti, invece, il giudizio di Fazio è sostanzialmente positivo, dal taglio del costo del lavoro per le imprese, «punto rilevante della manovra, che dà immediato sostegno all’apparato produttivo», fino al coinvolgimento degli enti locali nella riduzione della spesa. «Se questa Finanziaria viene realizzata completamente - dice - è un notevole passo avanti. Se tutti collaborano, la finanza pubblica viene messa nella direzione del risanamento. Più della metà della spesa - osserva Fazio - è decisa e amministrata dagli enti locali; la riduzione dei trasferimenti è un passo importantissimo a cui non deve corrispondere un calo dei servizi, ma una maggiore economicità ed efficienza. Sembra che questi margini ci siano». Dunque ci vuole un «impegno coerente» da parte di tutti, Regioni e Comuni compresi. E il monitoraggio dei conti pubblici dev’essere «continuo».
Non manca, poi, un appoggio a due cavalli di battaglia della Lega: la devolution, «che può contribuire a una maggiore efficienza del settore pubblico», e la riforma del Tfr, che «è essenziale approvare». Infine, il punto sulla situazione economica. Per quest’anno Fazio si aspetta una crescita «leggermente positiva», grazie al consolidamento della ripresa produttiva nei mesi estivi.