Fazio come Scalfaro: super partes solo a parole

Finalmente Fazio ha tolto il disturbo! Non so quanto valga come governatore della Banca d’Italia, ma nella mia scala di valori è molto in basso come personaggio; da quando si è saputo delle amicizie con altri banchieri, sfociate in accettazione (forse scambio, come ipotizza Buttiglione in un’intervista al Giorno) di regali e soprattutto da quando, riferendosi alle truffe che hanno messo in serie difficoltà, se non sul lastrico, migliaia di risparmiatori, liquidò gli episodi con una sorta di indifferente fastidio il signor Fazio, ai miei occhi, è diventato ben poca cosa e l’ho accomunato ad un altro personaggio del suo stampo, il signor «non ci sto».
Stessi modi arroganti, stesso modo di infischiarsene del loro ruolo di arbitri super partes, stessa pochezza l’uno nel pretendere privilegi particolari anche dopo la fine del suo mandato, l’altro nell’allacciare rapporti di amicizia con persone il cui operato aveva il dovere istituzionale di controllare. Chi accetta certe cariche, certi onori, certi stipendi, ha il dovere di intrattenere solo rapporti strettamente di lavoro; è una vecchia regola che vale a tutti i livelli, l’amicizia coinvolge, ispira benevolenza, lega le mani.