Fazio a Washington si scopre sempre più solo

Per Bankitalia si fa strada l’ipotesi di un mandato breve

Gian Battista Bozzo

nostro inviato a Washington

Per uno di quei sortilegi possibili soltanto nella politica italiana, Giulio Tremonti e Antonio Fazio arrivano a Washington per rappresentare l’Italia alle riunioni del Fondo monetario internazionale e al vertice finanziario del G7. Scendono, a poche ore l’uno dall’altro, all’aeroporto militare di Andrews nei pressi di Washington e potrebbero ritrovarsi stamattina nel palazzone neoclassico del Tesoro americano, accanto alla Casa Bianca: uno è diventato improvvisamente ministro dell’Economia, l’altro sfiduciato dal presidente del Consiglio mentre si trovava in volo.
Si potrebbe ricomporre dunque, magari solo per i pochi minuti di una riunione plenaria, quella «strana coppia» che ha animato molti vertici internazionali fino al G7 nell’aprile 2004. Ma stavolta le parti si invertono. Tremonti «is back», e torna sulla scena da protagonista. Fazio potrebbe essere all’ultimo atto. Partito da Roma nelle vesti di vincitore della partita con Siniscalco, atterra a Washington come perdente nel confronto con il governo: durante le dieci ore di viaggio fra le due sponde dell’Atlantico si è verificato un imprevedibile ribaltone. Come reagirà il Governatore? Farà finta di nulla? Resisterà anche alla pressione che viene direttamente dal presidente del Consiglio? Teoricamente potrebbe trincerarsi nella ridotta delle leggi e dei regolamenti, facendosi scudo dello statuto di Bankitalia e soprattutto dello statuto della Banca centrale europea, che prevede la destituzione di un governatore solo per impedimento, oppure per «gravi colpe». Abituato ad esercitare la moral suasion in prima persona, saprà anche subirla? «Tra Fazio e Tremonti non ci saranno problemi di coabitazione, ma il governatore dovrà valutare la sfiducia espressa da Berlusconi», chiosa un fazista convinto come il senatore Udc Ivo Tarolli. Tra poche ore il futuro della Banca d’Italia e del suo governatore potrebbe comunque essere più chiaro e già si affaccia la possibilità di un prossimo governatorato breve, poco più di un interim, da affidare all’attuale direttore generale Vincenzo Desario.
Innescata dalle dimissioni notturne di Domenico Siniscalco, la vicenda viene osservata nella sede del Fmi con un minimo di sorpresa, mitigata dal fatto che Tremonti è ben conosciuto ed apprezzato nella 19ª Strada. «Sono dispiaciuto dal punto di vista personale per Siniscalco, che conosco da tempo e di cui ho alta stima - commenta il direttore generale del Fondo Rodrigo Rato -, ma le crisi politiche accadono ovunque. La mia esperienza mi dice che al ministero dell’Economia italiano non mancano davvero le persone di qualità. Non spetta a me dare un giudizio politico, in Europa l’agenda delle riforme è nota, e non dipende dalle persone. L’Europa - spiega - ha bisogno di una politica economica chiara, che guadagni credibilità dai cittadini».
Cambiano le persone, ma l’importante è l’agenda, le cose da fare. «Il risanamento di bilancio è in cima alla lista, visto l’elevato debito pubblico e l’evoluzione demografica del vostro Paese - conferma il capo del Fondo monetario - ed un’altra questione chiave è rappresentata dalla produttività. L’economia italiana, negli ultimi tempi, ha fatto progressi: le riforme delle pensioni e del mercato del lavoro sono state positive, l’occupazione è aumentata in maniera significativa. Bisogna proseguire su questa strada». Ma non solo. Rato sottolinea l’importanza della credibilità di una istituzione come la banca centrale di un Paese di primo piano come l’Italia. «Avere banche centrali chiare e trasparenti è di importanza cruciale sia per le politiche economiche che per la credibilità stessa delle istituzioni», afferma ancora il numero uno del Fmi. Frase che potrebbe significare un giudizio non esplicito, ma ugualmente negativo, sulla nostra banca centrale. «Credibilità» è la parola chiave, la stessa usata ieri sera a Roma dal premier Berlusconi nei confronti del governatore Fazio.
Tremonti e Rato si conoscono assai bene, fin da quando il managing director del Fondo monetario era ministro delle Finanze in Spagna. Al Gruppo dei Sette il neoministro dell’Economia è di casa. All’indomani dell’11 settembre 2001 venne incaricato di portare avanti il piano contro il finanziamento illecito al terrorismo internazionale. Nella serata di ieri era stato fissato un incontro bilaterale tra Siniscalco, non ancora dimissionario, e il segretario al Tesoro americano John Snow. Chissà quale sarà la sorpresa di Snow e degli altri ministri finanziari del G7 quando, stamattina, si ritroveranno davanti un Tremonti tirato a nuovo. Si discuterà di economia, delle ripercussioni del caro-petrolio sui Paesi industriali, del debito dei Paesi poveri, di come concedere una maggiore rappresentanza nei fori di discussione internazionale, proprio come il Fmi, ai Paesi emergenti con economia forte: dal Brasile alla Russia, dall’India alla Cina, al Sud Africa.