Fazio&C? Arbasino li aveva già sistemati

«L’orrore delle strade, l’orrore della gente, la compassione, l’indignazione ogni volta, ma come si fa» dice Arbasino a Fabio Fazio in un’intervista che non vedrete mai. Già, come si fa, si chiede Fazio con il suo sorrisetto senza perché e felice di esistere. Soprattutto adesso che il grande (...)
(...) tribuno Roberto Saviano ha accusato il Nord di essere mafioso ed elogiato la raccolta differenziata dei Borboni, come si fa. Meno male che c’è Arbasino, un mostro sacro, l’ultimo grande rimasto. L’Alberto Arbasino ospite di Vieni via con me è quello del 1976, ossia lo scrittore che parla in Fratelli d’Italia, mentre Fazio è Fazio, tale e quale a oggi.
E dunque, insomma, Arbasino, questa emergenza rifiuti, come si fa? Perfino l’Ue ha detto che non è cambiato niente da due anni a questa parte, dice Fazio con il suo tono da chierichetto allegro e il suo sorrisetto senza perché e felice di esistere, Napoli è ancora sommersa dalla spazzatura. Arbasino non risponde. Fazio prova a imbeccarlo: il governo Berlusconi in due anni non ha risolto niente. Arbasino sbuffa. «E Napoli lì, a aspettare che vengano Elargite Provvidenze, senza muovere un dito... Tanto è vero che mentre gli altri ricostruiscono Amburgo o Hiroshima qui non hanno ancora cominciato a portar via le immondizie del Dugento dalle strade...». Fazio resta qualche secondo in silenzio, imbambolato, disorientato. Dietro le quinte Mazzetti guarda Saviano, Saviano guarda Mazzetti, fissano il monitor dove Arbasino è impassibile, elegantissimo, impettito vicino a Fazio che si tocca il pizzetto, si gratta la nuca, e pensa che forse ha capito male. Ehm, obietta... dottor Arbasino... ma il Nord è sempre stato avvantaggiato, no? Napoli non è mica la Svizzera, no? «Senza cielo, senza mare, senza frutta, e fino a poco tempo fa così poveri che dovevano fare i mercenari all’estero, chi le avrà mai elargite, agli svizzeri così dileggiati da tutti questi dritti, le industrie chimiche e le banche e le orologerie e cioccolaterie e gli alberghi dove non danno da mangiare la merda?». Appena sente «merda» Fazio sgrana gli occhi, deglutisce, si asciuga il sudore con un kleenex, pur continuando a sorridere con il suo sorrisetto senza perché e felice di esistere, Fazio sorriderebbe anche torturato dai talebani, gli viene naturale. Tuttavia è in imbarazzo, non sa cosa rispondere, è Arbasino, non uno qualsiasi, non la Littizzetto.
All’improvviso si ricorda dei Borboni, e del discorso di Saviano sui Borboni. Forse Saviano ha sbagliato, secondo Saviano i Borboni erano progrediti, avanzatissimi, ma Fazio si ricorda di aver studiato a scuola che i Borboni erano cattivi, borbonici appunto, e allora sempre con il suo sorrisino senza perché e felice di esistere obietta che a Napoli c’erano i Borboni, ecco. Arbasino sospira. «Solita colpa dei Borboni che avrebbero borbonizzato la città? Mah, dev’essere lei che ha napoletanizzato loro». Dietro le quinte si ode un urlo, una bestemmia, un tonfo sordo. Il sito Dagospia riporta in tempo reale una presunta telefonata di Ruffini a Mazzetti dove Ruffini avrebbe urlato «chi c... l’ha invitato questo qui? Chi è? L’ha mandato Masi?» e Mazzetti avrebbe risposto «è Arbasino, direttore. Einaudi, 1976, ha presente?», e Ruffini «non può essere, ora c’è anche il Meridiano, Arbasino è Mondadori, come Saviano, non può dire certe cose. Comunque, chiunque sia, fatelo tacere».
Intanto Fazio è lì in diretta a tribolare, ovviamente senza smettere di sorridere con il suo sorrisetto senza perché e felice di esistere, e annuisce mentre Arbasino continua, implacabile: «In fondo, di Borboni ce ne sono sempre stati dappertutto, e in contesti più seri come Madrid o Parigi o perfino Parma non si comportavano in modo così scorreggione...». Scorreggione? Il povero Fazio barcolla, si appoggia all’asta del microfono, fissa Arbasino, cerca un appiglio, cerca di ricordarsi qualcosa di bello di Napoli su cui dirottare il discorso, finché non ha un’illuminazione: la Commedia dell’arte, Eduardo...! Ma Arbasino taglia corto. «Commedia dell’arte? No, grazie, mi fa vomitare».
Fazio sta per avere un tracollo. Sì ma la gente, il popolo, la napoletanità... «Davvero è un posto che non mi dice niente, non ha niente da darmi, non mi importa niente, perciò trovo inutile venirci». Fazio è un bagno di sudore, fissa dei segni incomprensibili di Mazzetti, timidamente riesce a dire: ma, dottor Arbasino, tranquillizziamo gli spettatori, potrebbero fraintenderla... Non ce l’ha con Napoli vero? «Io a Napoli vorrei starci sempre il meno possibile». Ehm, prego? Mazzetti si sbraccia e mostra un cartello a Fazio: FAGLI DIRE UN ELENCO E BASTA. Fazio annuisce, si asciuga di nuovo il sudore, guarda l’orologio... Arbasino purtroppo non c’è più tempo... potrebbe concludere con un elenco? Sa, noi facciamo così, gli elenchi, dice Fazio a Arbasino, continuando a sorridere del suo sorrisetto felice di esistere ma ormai tremolante, come un’erezione senza più ispirazione. Arbasino squadra Fazio, annuisce, tira un lungo sospiro: «Qui basta uscire per strada e veder la gente e sentire i fetori e provar le scaltrezze perché mi venga una gran voglia di gambe lunghe fatte senza economia, gente pesante che parla con calma, capelli lavati, pelle sgrassata, unghie pulite, vestiti senza odori, birra danese, formaggi olandesi, strade senza merda, industrie efficienti, parlamenti rigorosi, civiltà magari parvenues ma prive di zozzoneria, ristoranti al primo piano con tappeti spessi per terra, pannelli di legno o di cuoio alle pareti, il suo soffitto scuro, il suo camino acceso, magari la neve fuori, il burro lì subito, freschissimo, coi toast caldi, vini del Reno meravigliosi, lini finissimi sulla tavola oltre che in bagno e a letto, nessun pezzo che non sia d’argento vecchio, camerieri abilissimi in frac, piatti molto elaborati e molto cremosi fatti in cucine competenti...». Qui il povero Fazio prova a fermare Arbasino dopo aver letto un cartello di Mazzetti a caratteri cubitali con su scritto INTERROMPILO SUBITO, alza un ditino come a scuola e prova a dire egregio Arbasino, la ringraziamo molto del suo intervento ma... Arbasino non lo sente, la vocetta di Fazio è troppo esile, troppo rispettosa del mostro sacro, e Arbasino ormai è un fiume in piena «... e si può leggere un giornale anche a mezzanotte, almeno i titoli, anche in mezzo ai parchi, perché la nebbietta madreperla si illumina dei riflessi delle luci e del neon delle città. E alle otto si è già finito di mangiare: un grosso mixed grill, non la mozzarella con le vongole. Nessuno ha lagnosamente offerto un cazzetto sporco, una sorella lurida, un cugino imbroglione, e i finestrini della macchina non sono stati sfondati per portar via la radio o un pacchetto di Marlboro...». Fa una pausa per chiedere un bicchiere d’acqua, si guarda intorno e non c’è più nessuno, né il pubblico né Fazio né Saviano né standing ovation, lo studio è deserto, evacuato, la lucina della telecamera è spenta, e pare che Mazzetti sia stato ricoverato d’urgenza al San Raffaele per un collasso nervoso. Arbasino fa spallucce e, con tutto questo parlare di Napoli e spazzatura, dimenticandosi di essere negli studi milanesi di via Mecenate, sospira e si incammina verso l’uscita borbottando tra sé e sé: «Lo so, lo so, ormai, purtroppo, che si fa uno sbaglio dei più stupidi tutte le volte che si scende a sud di Milano... Ancora, ci sono cascato».