Tra Fca, Iveco e Snam patto verde sul metano

Accordo su sviluppo e promozione del gas da autotrazione. Maxi-investimento sulla rete

Piero Evangelisti

Per il gas metano da autotrazione sta per aprirsi In Italia un periodo di grande sviluppo che porterà al raddoppio dell'attuale rete di rifornimento che, a tutt'oggi, copre in maniera non omogenea il territorio nazionale, bloccando di fatto la scelta del gas naturale in molte parti del Paese. Mentre il Comune di Milano, con una presa di posizione antiecologica, ha deciso di far pagare il ticket per l'accesso all'area C anche alle vetture alimentate a gas metano e a Gpl, a livello nazionale è stato siglato uno storico (per il settore) accordo tra Fiat Chrysler Automobiles, Iveco e Snam, un Memorandum of Understanding finalizzato allo sviluppo del gas naturale come carburante per i veicoli in un più ampio scenario di mobilità sostenibile e di iniziative per la sua promozione. Come sempre lontane dall'elaborazione di un vero piano energetico per la mobilità, le istituzioni in questo caso il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio hanno fatto da spettatori alla firma dell'accordo delegando ancora una volta ai privati l'iniziativa per rendere migliore l'aria che respiriamo.

Eppure l'Italia è il primo mercato europeo per i consumi del metano per autovetture, veicoli commerciali leggeri e, seppure ancora marginalmente, grandi truck. Di metano, reso più appetibile da costi di esercizio sensibilmente inferiori rispetto a quello del gasolio, ne consumiamo oltre un miliardo di metri cubi l'anno e i veicoli bifuel in circolazione sfiorano il milione di unità. Attualmente sono in funzione circa 1.100 stazioni di rifornimento per il Cng (Compressed Natural Gas, che si distingue dall'Lng, quello liquefatto, che attualmente può contare solo su tre punti di rifornimento) ma Snam, come ha annunciato Marco Alverà, ceo della società, conta di portarle, con un investimento di oltre un miliardo di euro, a oltre 2mila entro dieci anni creando una rete più estesa e più capillare che potrebbe portare il parco circolante a tre milioni di veicoli.

«La tecnologia italiana è all'avanguardia nel mondo sul metano, perché siamo stati i primi a crederci dall'inizio degli anni Novanta con il nostro centro ricerche Fiat - ha dichiarato Alfredo Altavilla, coo di Fca per la regione Emea, alla firma dell'accordo - siamo il Paese dotato del più grande parco automobilistico a metano in questo momento in Europa e noi, come costruttore nazionale, siamo quelli che hanno una quota di mercato stabilmente al di sopra del 50% in tutto il Vecchio continente».

Il sostegno di Fca allo sviluppo del metano è dunque un fatto naturale e favorirà comunque l'introduzione di nuovi modelli bifuel anche da parte di altri costruttori, ma la firma del Memorandum da parte di Iveco lascia intendere significativi sviluppi anche in un settore, come quello del trasporto pesante, dove il metano è oggi quasi assente, limitato a pochi grandi truck (come lo Stralis di Iveco o la nuova gamma S di Scania) e agli autobus cittadini. «È un accordo molto importante, che unisce gli sforzi dei costruttori, sia di autovetture sia di veicoli commerciali, e la fornitura di gas per sviluppare questa tecnologia che oggi diventa estremamente rilevante nella sfida di abbattimento dei CO2 nella produzione locale ha detto Pierre Lahutte, presidente di Iveco - ciò ci consente di accelerare questa transizione verso il gas, che tra l'altro è un enorme potenziale per lo sviluppo economico dell'Italia, che punta su questo settore con 20mila addetti e 1,7 miliardi di fatturato».

Non va infine dimenticato che un veicolo a metano, rispetto a un altro ad alimentazione tradizionale, riduce del 40% il CO2 e del 90% gli ossidi di azoto.