Febbre del gioco: in un anno spesi 28 miliardi

Cala il Totocalcio, mentre crescono i numeri delle scommesse sportive

Giuseppe De Bellis

da Milano

Fate il vostro gioco. Lotto, Superenalotto, Totocalcio, Bingo, Scommesse sportive, Totip, Tris, Lotterie, Gratta e vinci, slot machine. L’Italia è un Paese che investe nella fortuna: 24 miliardi di euro nel 2004, che quest’anno diventeranno 28 miliardi. In lire sarebbero 55mila miliardi. È un dato teoricamente incommentabile perché nessuno può dire se è tanto o è poco. Un dato che diventa chiaro quando si confronta con quello del 2000. Allora le giocate totali furono pari a poco più di 14 miliardi di euro. Oggi allora gli italiani cercano di diventare ricchi con l’azzardo legale il 97 per cento in più di cinque anni fa.
Si gioca, quindi. Si gioca su tutto. Il 2005 è stato un anno d’oro per gli apparecchi da intrattenimento. Sono le nuove slot machine da bar, versione legale e controllata dei vecchi videopoker: una raccolta stimata è di 10,5 miliardi di euro, dato inferiore solo al gioco del Lotto. Perché il vecchio gioco dei numeri e della cabale quest’anno s’è fermato a 7,2 miliardi. In realtà il lotto resta nella sua media naturale (nel 2003 le giocate furono di 6,3 miliardi e nel 2002 di 7,8 miliardi): il 37 per cento in meno rispetto all’anno scorso, quando gli italiani spesero 11,5 miliardi, si spiega con la rincorsa affannosa ai ritardatari che caratterizzò il 2004 del Lotto. Le nuove slot, invece, non conoscono ribassi. L’importo raccolto quest’anno è più alto del 162,5 per cento rispetto a quello dell’anno scorso.
Gli italiani oggi si fidano delle slot machine. Merito del decreto legge che ha regolato un settore che prima era una giungla. Perché negli anni scorsi, la gestione delle macchine da bar era un caos. Le slot venivano aperte, le schede telematiche all’interno modificate per non far vincere mai il giocatore e per farlo accanire sempre di più. Oggi tutto questo non è possibile. Su tutto il territorio nazionale ci sono 170mila macchine e ognuna è fatta in modo tale che nessuno può aprirla né può modificare il suo software. Ma le nuove slot machine sono anche tutte collegate per via telematica con i concessionari delle giocate che sanno in tempo reale quanti soldi vengono spesi e quindi quanto è la quota di tasse che finirà all’amministrazione dei monopoli e quindi allo Stato. Perché un altro problema dei vecchi videopoker era quello dell’evasione fiscale. L’obbligo di dichiarare quanti soldi i giocatori infilavano nelle macchine veniva facilmente aggirato e lo Stato restava impotente. Adesso la situazione è cambiata: più tranquilli i giocatori e più tranquillo l’erario che riceve il 13,5 per cento del totale delle giocate. «È il prelievo erariale unico», spiegano all’Atlantis World Group uno dei dieci concessionari degli apparecchi da intrattenimento con vincita in denaro. L’Atlantis Group ha contrattualizzato 1.400 gestori delle giocate ed è il più grande dei concessionari.
Una sistemata normativa l’hanno avuta anche le scommesse sportive, altro settore dei giochi in forte escalation. Quest’anno sarà chiuso con un miliardo e 500mila euro giocati contro il miliardo e trecentomila dello scorso anno. Un incremento del 15 per cento per il comparto toglie sempre più spasso ai tradizionali concorsi pronostici come il Totocalcio, le cui giocate calano del 31,11 per cento. Un comparto che però aveva bisogno di una regolamentazione perché una buona parte delle scommesse viene giocata su Internet e allora rischiava di finire fuori controllo. Per anni si è andati avanti con un vuoto normativo e con una battaglia tra Italia ed Europa.
Invece la Finanziaria di quest’anno ha messo un punto fermo. «I bookmaker che operano in Italia anche on-line - spiega Giuliano Benaglio, responsabile di Expekt Italia - potranno, anche senza acquistare una licenza operare sul territorio utilizzando un sito che si affidi a un provider italiano e che abbia il dominio italiano (il «.it» ndr). Così verseranno l’imposta del 13,5 per cento all’erario. Ma nel nostro caso, oltre a questo, acquisteremo alcune licenze».