Febbre suina, nessun caso sospetto

Non è ancora psicosi, ma un po’ di paura per l’influenza suina si respira anche a Roma. Anche se all’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani non risulta alcun caso sospetto. In tutto sono 14 le persone sottoposte a controlli specifici negli ospedali del Lazio, quasi tutte provenienti dal Messico. E tutti i test - che in un giorno sono in grado di dire se l’infezione contratta è di tipo A, il gruppo a cui appartiene il temuto virus - hanno dato esito negativo (anche se su due pazienti si sta procedendo per scrupolo ad ulteriori accertamenti).
«Al momento la situazione è sotto controllo», tranquillizza il vicedirettore dello Spallanzani, Enrico Girardi. «Non abbiamo riscontrato alcun tipo di psicosi da parte dei cittadini - spiega - non c’è stato un aumento dell’affluenza al pronto soccorso. La situazione è tranquilla. Anche dall’aeroporto di Fiumicino non abbiamo ricevuto alcuna segnalazione». L’ospedale di Monteverde, dotato di uno dei laboratori di riferimento per le cossidette «infezioni emergenti», in questi giorni è in allerta 24 ore su 24. «La situazione è abbastanza tranquilla - dice Girardi - dal nostro osservatorio non abbiamo l’impressione di una situazione di panico». Rassicuranti anche le parole del direttore generale dello Spallanzani, Laura Pellegrini: «È tutto sotto controllo, non creiamo alcuna psicosi. Abbiamo i farmaci e c’è un sistema di allerta internazionale che sta funzionando perfettamente».
Sono risultate negative, ma soltanto dopo una notte di paura, anche le analisi su una ragazza messicana di 13 anni in vacanza a Roma con la famiglia. Si è temuto che la giovane, con febbre alta e dolori muscolari, avesse contratto il virus nel suo paese prima della partenza. I genitori l’avevano inizialmente portata al pronto soccorso del San Giovanni, ma dopo i primi controlli era stata dimessa. Rintracciata dalla polizia in albergo e portata allo Spallanzani per ulteriori accertamenti, alla ragazzina è stata diagnosticata una banale influenza.
Di febbre suina si è parlato ieri anche alla Pisana nel corso di una riunione convocata dal vicepresidente Montino per analizzare la situazione con tutti i responsabili del sistema sanitario e veterinario laziale e con i vertici dello scalo di Fiumicino. Si è parlato delle eventuali ripercussioni che l’espandersi del virus potrebbe avere nel Lazio e delle strategie di prevenzione utili a scongiurare ogni emergenza nella regione.
Situazione di massima allerta a Fiumicino, dove da ieri mattina è operativo il piano informazione predisposto dal ministero della Salute per i passeggeri provenienti dalle aree interessate dai focolai di influenza suina. Ai viaggiatori in arrivo da Stati Uniti e Messico viene consegnato un depliant in italiano e in inglese con consigli e raccomandazioni. Ma anche a quelli in partenza, e al momento non c’è alcuna restrizione dei viaggi da e per i paesi più colpiti dalla febbre suina, viene spiegato come comportarsi per ridurre al minimo il pericolo di ammalarsi. I comandanti dei voli provenienti dalle aree a rischio, inoltre, dovranno inviare un rapporto all’Ufficio sanità aerea e segnalare eventuali casi sospetti a bordo.
«Abbiamo saputo dell’emergenza leggendo i giornali Usa - spiega il cantante Edoardo Vianello, rientrato da New York - ma le autorità sanitarie sostenevano che era sotto controllo. Comunque, per precauzione, noi carne suina non ne abbiamo mangiata». Anche gli altri passeggeri confermano che a New York non c’è nessuna psicosi. «A Manhattan non si avverte nulla - conferma Patrizio - le notizie di allarme mi sono rimbalzate dall’Italia». Ieri mattina, intanto, sul primo volo della giornata per Cancun soltanto 8 dei 29 viaggiatori originariamente diretti nello Yucatan hanno confermato la destinazione. Gli altri hanno preferito volare a Cuba. Qualcuno ha rinunciato del tutto alla vacanza.