Febbre da videopoker, la cura arriva dall’Asl

Terapie per sconfiggere la malattia dello scommettitore

Michele Perla

La febbre da gioco d’azzardo si cura all’Asl. Almeno in quella di Parabiago, dove da qualche tempo è stato avviato un progetto sperimentale che ha già raccolto numerose adesioni da parte di incalliti giocatori di ogni tipo. Scommettitori che hanno provato inutilmente a sottrarsi alla dipendenza dai videopoker, dal lotto, dal superenalotto, ma anche dal tavolo verde e dalla corsa dei cavalli. Il percorso di recupero, denominato «Reti d’Azzardo» si rivolge all’intero territorio di Milano e da quando è stato avviato sono già una ventina le persone che hanno bussato alla porta dell’Asl. Una decina hanno deciso di sottoporsi a terapia, per tentare di uscire dal tunnel. Si tratta, raccontano gli operatori dell’Asl, di soggetti comuni: impiegati o operai. Quasi sempre maschi e giovani, in età compresa fra i 35 e i 40 anni.
Non mancano però anche gli scommettitori irriducibili, quelli che affidano il sogno di una svolta di vita al lotto ed al superenalotto. Persone che dissipano somme consistenti, da mettere in crisi le loro famiglie. E il più delle volte sono gli stessi familiari a spingerli a trovare una soluzione.
Nella struttura di Parabiago, in via Spagliardi (info 0331- 498493), sono attivi quattro assistenti sociali, tre medici, un’educatrice ed una psicologa. Personale specializzato a disposizione di chi vuole «disintossicarsi» dal gioco. Si viene sottoposti a un colloquio di accoglienza, che serve per valutare la «gravità» della malattia. Successivamente paziente ed operatori definiscono attraverso sedute di psicoeducazione un percorso riabilitativo. «L’idea di vincere grosse somme, di recuperare quanto perso e la convinzione che la prossima giocata sarà quella fortunata: sono queste le credenze che devono essere prime demolite poi abbandonate» spiegano gli operatori della struttura.