Fecondazione, il blitz della Turco: via libera alla diagnosi preimpianto

da Roma

Via libera alla diagnosi preimpianto sull’embrione. Ha già un piede fuori dal suo ufficio ma il ministro della Salute, Livia Turco, decide di uscire di scena con un coup de théâtre, che ha già suscitato durissime reazioni sia nel mondo politico sia in quello scientifico. Ieri sulla Gazzetta Ufficiale sono state pubblicate le nuove linee guida della legge 40 che regolamenta la fecondazione in provetta, approvata con voto trasversale dal governo Berlusconi 4 anni fa. Legge ostinatamente avversata dalla sinistra ma poi riconfermata anche dalla volontà popolare visto l’esito negativo del referendum abrogativo nel 2005. Due le novità principali rispetto alle precedenti linee guida del luglio 2004. Viene estesa la possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita anche alla coppie in cui l’uomo non sia sterile ma portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili come l’Hiv e l’epatite B e C. Ma il punto cruciale è quello che riguarda l’eliminazione dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di indagine sull’embrione a quella di tipo «osservazionale». Di fatto la Turco allarga dunque la possibilità di intervento sull’embrione prima dell’impianto anche se formalmente resta «il divieto di qualsiasi diagnosi a fini eugenetici». Il ministro richiama a sostegno della sua decisione anche una sentenza del Tar del Lazio che, accogliendo il ricorso di una coppia, aveva dichiarato inapplicabile il divieto della diagnosi preimpianto. Anche il tribunale di Cagliari si era espresso in questo senso. Nessuna di queste sentenze però è da giudicare definitiva perché la questione è stata rimandata alla Corte costituzionale.
Non sorprende che l’iniziativa della Turco abbia immediatamente suscitato l’indignazione della nuova maggioranza di centrodestra sul punto di formare il nuovo governo e anche di una vasta parte del mondo scientifico di ispirazione cattolica. «Un gesto scorretto da parte della Turco», dice Domenico di Virgilio del Popolo della libertà e sempre dal centrodestra Isabella Bertolini annuncia «modificheremo subito le nuove linee guida». Altrettanto ovvia è invece la reazione positiva dei rappresentanti del Partito democratico e di personalità come il radicale Marco Cappato che si era sempre strenuamente battuto per l’abolizione della legge considerata troppo restrittiva. «Speriamo che il nuovo governo non intervenga a peggiorare una situazione già difficile», dice Cappato.
Certo la Turco non può nascondersi dietro il fatto che le linee guida erano in qualche modo un atto dovuto, visto che il loro aggiornamento è previsto dalla legge stessa. In realtà l’obiettivo del ministro uscente è di natura squisitamente politica. La Turco ha firmato queste linee guida l’11 aprile scorso, prima delle elezioni. Si è ben guardata dall’annunciarlo pubblicamente in quale momento, come avviene di solito, per paura di perdere i voti dei cattolici. Un calcolo politico che non le è servito a vincere le elezioni. La Turco però ora conta sul fatto che il suo gesto metta in difficoltà la nuova maggioranza. Il tema della procreazione è molto delicato ed ha aspetti tecnici assai complessi. Il Parlamento tentava di regolamentare questo campo senza successo da dieci anni prima che il governo Berlusconi approvasse la legge 40. Ora la Turco spera che la sua iniziativa possa infilarsi come una zeppa negli ingranaggi del nuovo governo che deve ancora muovere i primi passi.