Fecondazione, Fini: "Giustizia per le donne"

Il presidente della Camera difende la sentenza della Consulta: "Quando una legge si
basa su dogmi di tipo etico-religioso è suscettibile di censure
di costituzionalità". Casini: "Rispetti il voto del parlamento"

Roma - Fini mette il carico. La Roccella cerca di stemperare. Poi arriva Casini che "stronca" il gioco dell'ex leader di An. Commentando lo stop della Corte Costituzionale alla legge sulla fecondazione assistita il presidente della Camera si "smarca" da quella parte di Pdl (sottosegretario Eugenia Roccella in testa) che hanno sostenuto fin da principio la battaglia sulla difesa della vita. "La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei": lo afferma Gianfranco Fini in una nota. "Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte - aggiunge - mi sembra fin d’ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni".

Contrario Fini aveva appoggiato il referendum abrogativo della legge 40 e, più di recente, ha detto che alla Camera sarebbe opportuno rivedere la legge sul testamento biologico, approvata dalla maggioranza al Senato con il plauso della Chiesa e fortemente criticata dal centrosinistra. La Consulta ieri ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sulla fecondazione assistita, quello che dispone che gli embrioni prodotti in provetta, non superiori a tre, debbano essere tutti impiantati contemporaneamente nell’utero della donna e quello che dice che il trasferimento nel corpo della donna deve avvenire non appena possibile, perché non si menziona che ciò sia fatto "senza pregiudizio per la salute della donna".

Casini: "Rispetti il voto del parlamento"  Pier Ferdinando Casini replica a Fini: "Il parlamento nella 14esima legislatura, con un voto ampiamente trasversale, che dovrebbe essere rispettato anche dall'attuale presidente della Camera ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile" ricorda il leader dell’Udc. E aggiunge: "Il referendum che ne seguì, con un'astensione di circa il 75%, ha dimostrato come il popolo italiano si ritrovasse pienamente nell'operato del parlamento. Rispetto la Corte Costituzionale; aspetto di leggere le motivazioni di una sentenza che peraltro riguarda parti limitate della legge; respingo al mittente - conclude Casini - l'idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l'unica pratica applicazione durante il fascismo".

Roccella: "Legge non si tocca" Con la sentenza di ieri sulla legge 40 la Corte Costituzionale non ha tolto il limite alla possibilità di impiantare embrioni, al contrario "il limite resta" e per questo "non c’è assolutamente da cantare vittoria". Lo ha precisato il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. "Il problema non c’è: la sentenza - ha spiegato - dice semplicemente che la valutazione non è contro il limite dei tre embrioni, ma che la valutazione sul numero degli embrioni va affidata al medico. Il limite in questo senso resta, semplicemente è affidato all’articolo che vieta la crioconservazione degli embrioni". La Corte Costituzionale, ha detto ancora Roccella, "conferma l’impianto della legge 40 e rispetta tutti i suoi principi fondamentali: il bilanciamento della tutela della salute della donna e dell’embrione, oltre a tutelare la società da una serie di ricadute come la pratica della compravendita degli ovociti che si sta diffondendo in tutta Europa. La legge dice che il legislatore non deve entrare nella questione del numero degli embrioni da impiantare, che è una questione del medico. La sentenza - ha continuato il sottosegretario - conferma l’impianto della legge, che ha anche superato lo scoglio del referendum e moltissimi ricorsi. Viene molto sottovalutato il fatto che questa legge ha dato buoni risultati".