La fecondazione ha ucciso il bipolarismo

Gianni Baget Bozzo

Ritorna l’impegno dei cattolici in politica in quanto cattolici? È la domanda che si è aperta dopo il referendum sulla procreazione assistita, che ha visto la Cei introdurre l'unità politica dei cattolici sull'astensione con uno schieramento trasversale ai due poli. È il primo caso di terza forza che si è realizzato in forma indiretta, un terzismo inatteso. Esso ha però prodotto significativi atteggiamenti nei partiti post-democristiani, che hanno mantenuto una disciplina ecclesiale di fatto, anche se nei rispettivi schieramenti bipolari vigeva il silenzio sulla questione referendaria o l'appoggio ai comitati che sostenevano il sì.
Anche il caso spagnolo, per altri versi, conduce al medesimo riflesso: una parte della Chiesa spagnola, con l'arcivescovo di Madrid in testa, ha protestato contro la legge che permette il matrimonio agli omosessuali. Forse è meglio dire che la famiglia è stata cancellata e sostituita da una nuova concezione di rapporto istituzionale tra i sessi o all'interno del medesimo sesso. Così la questione della vita, dei rapporti tra questa e la scienza, della configurazione della famiglia, cioè i temi classici del magistero ecclesiale, tornano a essere argomenti politici di fronte all'evoluzione libertina dei costumi e all'allargamento delle dimensioni dell’intervento della scienza sul corpo umano.
Non è un caso che in America si sia prodotta, su questo punto, un'intesa tra evangelici - radicalmente protestanti - e cattolici tradizionali, al di fuori del costume abituale della società americana.
Per decenni è sembrato che l'impegno dei cattolici non fosse più legato a temi specificamente cattolici come la vita, il sesso e la famiglia, ma esso fosse stato sostituito da un impegno individuale e collettivo verso le forme sociali e assistenziali: il volontariato, in ogni senso e in tutte le direzioni. L'identità cattolica dottrinale si era affievolita, e questa sembrava in fondo l'intenzione del Concilio, che aveva posto l'accento sull'azione dei cattolici nelle realtà politiche e sociali non all'insegna della loro identità, ma dei problemi di disuguaglianza sociale e di povertà economica nel mondo.
Mentre per decenni, da Leone XIII in poi, la dottrina sociale della Chiesa era stata appunto una dottrina, dopo il Concilio essa è divenuta una prassi assistenziale e caritativa senza riferimenti dottrinali. Il concetto di identità politica cattolica era venuto meno, e in certo modo la parola stessa «cattolico» era caduta in disgrazia, fuori dal suo significato in materia specificamente confessionale.
Ora invece l'impegno politico dei cattolici su temi di dottrina ecclesiale è stato esplicitato alcuni anni fa in un documento emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora presieduta dal cardinale Ratzinger. È da notarsi come questa posizione di un'identità cattolica in politica, emersa nel referendum, abbia determinato un'accentuazione della nota cattolica in partiti come l'Udc e l'Udeur e rafforzato questa componente nella Margherita. È come se il referendum, col suo schieramento trasversale, fosse stato il punto di avvio della crisi del bipolarismo italiano. Il corpo dei democristiani, trasversale ai due schieramenti, cerca il modo di far valere la propria unità storica, valorizzando i legami personali della lunga militanza nella Dc per creare un condizionamento politico che metta in crisi i due schieramenti, logorandone le forze dominanti di destra e di sinistra.
Sia l'Udc che la Margherita hanno sottolineato gli elementi di differenza dalle loro coalizioni e l'Udc è giunta anche a proporre la possibilità del suo abbandono della Casa delle Libertà. Così, curiosamente, l'impegno dei cattolici in politica ritorna in una forma che ricorda l'antica: il centro fu infatti il classico linguaggio per differenziare i cattolici dai liberali e dai socialisti nel secolo passato. Qualcosa di quell'antica storia ritorna.
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