Fecondazione, sulla legge ora è tutti contro tutti

RomaSembrava una ferita rimarginata, ma non lo è affatto. E così, la sentenza della Corte costituzionale, che boccia in due punti la Legge 40 sulla fecondazione assistita, apre un nuovo, delicato e trasversale scontro politico. Non tanto, quindi, tra maggioranza e opposizione, quanto - estremizzando un po’ - tra laici e cattolici. Nel Popolo della libertà come nel Partito democratico.
Nel primo caso, ad accendere la miccia è la posizione «minoritaria» - per dirla alla sua maniera - di Gianfranco Fini. E il presidente della Camera, tra i principali sostenitori del referendum del 12-13 giugno 2005, andato fallito (alle urne si presentò un italiano su quattro), sembra ora prendersi un sorta di rivincita su chi, all’epoca, dentro An lo mise all’angolo. «La sentenza», scrive Fini in una nota, «rende giustizia alle donne italiane». E «fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni, mi sembra fin d’ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre istituzioni».
Ci risiamo, dunque. Fini spacca il centrodestra e becca applausi da Pd e Idv. Ma stavolta fa sbottare pure un suo predecessore, Pier Ferdinando Casini. «Il Parlamento, nella XIV legislatura, con un voto ampiamente trasversale - ricorda il leader Udc, inquilino di Montecitorio nel 2004 - che dovrebbe essere rispettato anche dall’attuale presidente della Camera (che col suo partito vi concorse in modo determinante) ha legiferato laicamente su un tema eticamente sensibile». E poi, «respingo al mittente l’idea che la laicità dello Stato si debba difendere con slogan contro lo Stato etico, che in Italia ha avuto l’unica pratica applicazione durante il fascismo».
Così, se in linea di massima nel Pdl si concorda sulla bontà dell’impianto della legge, che «rimane inalterato», non mancano i distinguo: Italo Bocchino parla di «decisione per certi versi giusta» e Fabrizio Cicchitto ricorda la sua astensione in Aula per la «non condivisione dei due punti» critici. E se Maurizio Lupi si dice «dispiaciuto» per le «sterili polemiche» sollevate da Fini, a dargli manforte è Gianfranco Rotondi: «Basta prendersela con lui», con cui «stanno i cattolici democratici» e non «i clericali». Mara Carfagna, intanto, prende tempo per «approfondire», mentre Stefania Prestigiacomo, sostenitrice referendaria della prima ora, non si pronuncia perché presa in queste ore da serie questioni familiari.
Pure nel Pd si va in ordine sparso. «Norma nel suo insieme positiva», ma adesso da «sistemare», per Francesco Rutelli. Plaude alla Consulta Piero Fassino, che denuncia il «carattere regressivo» della Legge 40. E se il segretario, Dario Franceschini, non si sbilancia («le sentenze vanno sempre rispettate»), Anna Finocchiaro ne approfitta per chiedere una «moratoria di riflessione» pure sul testamento biologico. E anche su questo punto, Fini condivide.