Fed, Bush affida il timone a Bernanke

Repubblicano, fautore dell’economia dell’offerta, vuole introdurre un tetto all’inflazione

da Milano

George W. Bush ha deciso: sarà Ben Bernanke a prendere il posto di Alan Greenspan, il cui mandato di presidente della Federal Reserve scadrà il prossimo 31 gennaio. Dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi che davano in pole position Donald Kohn, «greenspaniano» di ferro, la scelta del presidente degli Stati Uniti è caduta su uno dei suoi più stretti collaboratori, ovvero l’uomo responsabile dello staff di consiglieri economici della Casa Bianca. Ora dovrà essere il Senato a ratificarne la nomina.
A solo 52 anni, 17 anni dei quali spesi all’Università di Princeton e tre nel board della Fed (dal 2002 al 2005), Bernanke ha raccolto ieri il testimone di numero uno dell’istituto centrale Usa durante una cerimonia durante la quale Bush ha ricordato che il neo eletto «gode il profondo rispetto da parte della comunità finanziaria». Greenspan, da parte sua, si è complimentato con il suo successore: «Ben vanta superbe credenziali accademiche e ha un’eccellente comprensione dei meccanismi di funzionamento dell’economia americana».
Un’investitura promossa anche da Wall Street, i cui indici si sono mossi con decisione verso l’alto non appena la nomina è diventata ufficiale. Bernanke, del resto, è un repubblicano deciso sostenitore dell’economia dell’offerta, dal quale Wall Street si aspetta una strategia mirata allo sviluppo economico in misura ancor maggiore rispetto a quanto fatto da Greenspan. Politiche decisamente più espansive, dicono tuttavia i critici, potrebbero portare alla formazione di bolle speculative.
Bernanke, per il momento, sembra intenzionato a ripercorrere il sentiero tracciato dall’illustre predecessore: «La mia priorità - ha spiegato - sarà quella di confermare e continuare le politiche strategiche dell’era Greenspan». La questione è quanto mai delicata, visto che gli indirizzi di politica monetaria Usa condizionano tutto: dai mercati alle imprese, dai consumatori al dollaro, con ricadute sulla bilancia commerciale e sullo stesso disavanzo federale. Sotto questo profilo, sarà interessante vedere la posizione di Bernanke sui cosiddetti deficit gemelli e sul protezionismo montante in America, soprattutto verso i prodotti cinesi.
Una pausa nell’azione di aumento del costo del denaro, dopo gli 11 rialzi consecutivi orchestrati da Greenspan, è però tutt’altro che scontata. Anche perché Bernanke è ossessionato dall’inflazione. Se finora il dibattito all’interno della Fed sull’opportunità di adottare un target sul modello Bce era stato zittito dall’opposizione di Greenspan, ora la soluzione all’europea torna alla ribalta. Con il petrolio che soffia sul carovita, Bernanke potrebbe così avere l’occasione per affrancarsi subito dall’ombra scomoda di Greenspan.