Fed e Bce in campo Giù il costo del denaro in tutto il mondo

Mossa senza precedenti da parte dei principali istituti centrali, che concordano una sforbiciata dello 0,5%. Atteso un nuovo intervento sulla politica monetaria entro la fine dell’anno

nostro inviato a Washington

Con una mossa senza precedenti, le Banche centrali di mezzo mondo - dalla Federal Reserve americana alla Bce, agli istituti centrali di Canada, Inghilterra, Svezia, Svizzera e persino Cina - hanno ridotto i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale. Una manovra coordinata, decisa in risposta alla crisi di liquidità che attanaglia i mercati finanziari, che però non ha sortito gli effetti sperati.
Il tasso centrale in Europa scende dal 4,25% al 3,75%; quello sui federal fund americani cala dal 2% all’1,5%. I tassi cinesi sono scesi dal 7,20% al 6,93%. La sola Banca del Giappone non ha partecipato all’operazione concertata, dato che i tassi nipponici sono già i più bassi del mondo (0,5%). Il governo britannico ha, inoltre, annunciato una forte iniezione di danaro pubblico per ricapitalizzare le banche.
La motivazione, molto simile in tutti i comunicati che le Banche centrali hanno emesso nel giro di pochi secondi l’una dall’altra, è che le pressioni inflazionistiche si sono ridotte mentre «l’intensificarsi della crisi finanziaria ha aumentato i rischi per la crescita economica». Dunque, danaro meno caro per le banche europee e americane in modo che possa riprendere l’erogazione del credito alle imprese. La Bce ha inoltre ridotto di 100 punti base, almeno sino al 20 gennaio 2009, il corridoio intorno al tasso d’interesse per le principali operazioni di rifinanziamento con l’obiettivo di fornire in ogni momento liquidità a buon mercato.
Fin da diversi giorni fa, il presidente della Fed, Ben Bernanke, e quello della Bce, Jean-Claude Trichet, avevano convenuto sulla necessità di una manovra coordinata sui tassi d’interesse. I contatti telefonici tra gli uffici di Constitution Avenue, a Washington, e quelli dell’Eurotower, a Francoforte, sono stati continui e serrati. Ma quando, martedì sera, i mercati non hanno reagito bene al quasi-annuncio di una riduzione dei tassi da parte del capo della Fed, allora si è capito che i tempi erano diventati maturi.
La mossa è stata approvata all’unanimità sia nel Federal Open Market Committee della Fed, sia dai componenti del Consiglio della Bce, riunitisi in teleconferenza. «La decisione era già stata presa - conferma al Giornale una fonte di alto livello della Banca centrale europea - e si doveva solo attendere il momento opportuno per annunciarla».
Anche l’entità del taglio, mezzo punto, è stata concordata in anticipo tra le due sponde dell’Atlantico: una riduzione sensibile, forse non troppo audace. «Mezzo punto in meno non è poco - commenta il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard - ma per la politica monetaria c’è ancora spazio di manovra».
Altri fanno notare che un intervento più forte avrebbe lasciato senza più munizioni in mano le banche centrali, mentre in questo modo c’è ancora margine di manovra. I mercati si aspettano un altro, cospicuo, taglio dei tassi entro la fine dell’anno, forse anche entro ottobre. Le banche centrali hanno allentato la morsa delle pressioni politiche, ma l’effetto del ribasso sui mercati monetari è, per il momento, ininfluente. Il tasso a vista sul dollaro resta intorno al 7,5-8% contro l’1,5% ufficiale. L’Euribor a tre mesi - tasso importantissimo per i mutui casa - non si muove dal 5,30 per cento. Il danaro che le banche centrali forniscono generosamente alle banche commerciali non va in circolo, e resta gelosamente custodito nei caveau.