Fed e Bce in vacanza senza toccare i tassi

da Milano

La prima a scendere in campo sarà domani la Federal Reserve; poi toccherà alla Bce, che giovedì si riunirà per l’ultima volta prima della pausa estiva. Ma sia il numero uno dell’Eurotower, Jean-Claude Trichet, sia il presidente della Fed, Ben Bernanke, trascorreranno le vacanze con qualche legittima apprensione causata dall’accoppiata bassa crescita-elevata inflazione.
In agosto, del resto, è meglio non abbassare la guardia. Un anno fa, lo scoppio della crisi dei mutui subprime costrinse i banchieri centrali a un precipitoso ritorno ai posti di combattimento per poter rifornire i mercati della necessaria liquidità e per poter rimodulare la strategia dei tassi.
Dal punto di vista della politica monetaria, gli appuntamenti di questa settimana non dovrebbero però riservare sorprese, anche se Bernanke dovrà ancora una volta rintuzzare l’attacco dei «falchi» del board Fed che spingono da qualche mese per una stretta allo scopo di contrastare l’inflazione. La debole fase congiunturale, confermata dalla modesta crescita del pil nel secondo trimestre (più 1,9% nonostante i 150 miliardi di dollari del piano di sostegno voluto da George Bush) e dal delicato momento del mercato del lavoro (in luglio, tasso di disoccupazione al 5,7% e 51mila posti andati in fumo), oltre alle continue turbolenze dei mercati, sembrano argomenti sufficientemente robusti per mantenere il costo del denaro al 2%.
A favore del successore di Greenspan gioca anche il raffreddamento delle quotazioni petrolifere, che dal picco di 145 dollari raggiunto lo scorso 14 luglio hanno perso circa il 16%. Gli esperti di Morningstar temono, però, che si tratti solo di una pausa, dal momento che i problemi strutturali, che hanno favorito il rally degli ultimi anni non sono venuti meno. Alcuni fondamentalisti, invece, dicono che le leggi base dell’economia non sono ancora state sovvertite. I prezzi non possono salire all’infinito - affermano - perché i consumatori non sono disposti a pagare qualsiasi somma per comprare la benzina.
Lo stesso Trichet non farà comunque mancare giovedì prossimo l’allarme sulle quotazioni del greggio, responsabili in massima parte della fuga in avanti dell’inflazione (al 4,1%). Allo stesso modo, è prevedibile che il banchiere francese rinnovi l’invito a non innescare una pericolosa spirale prezzi-salari, mentre sarà più difficile rintracciare nelle sue parole riferimenti su un ulteriore irrigidimento delle redini monetarie dopo la manovra che nel luglio scorso ha portato i tassi dal 4 al 4,25%. Nell’ultimo periodo, infatti, Trichet ha più volte escluso di aver preso in considerazione l’ipotesi di una serie di strette, e molti analisti sono convinti che almeno sino alla fine dell’anno Francoforte non si muoverà.