Fed e Opec, i due «tagli» che agitano i mercati

Attesa per la doppia decisione: oggi Bernanke ridurrà di almeno mezzo punto i tassi Usa, mentre domani il Cartello potrebbe eliminare due milioni di barili di greggio

Taglierà la Federal Reserve, oggi. Taglierà l'Opec, domani. Tassi Usa più leggeri, di almeno mezzo punto, l'ennesimo massaggio praticato dal dr. Bernanke al cuore economico malandato dell'America. Quanto alla perdita di peso del greggio, verrà contrastata dai Signori del petrolio sottraendo (forse) due milioni di barili al giorno dal mercato. Un gesto così forte, da non essere mai stato deciso nella pluridecennale storia del Cartello, ma considerato non più rinviabile alla luce del deprezzamento di circa il 65% subìto dal greggio rispetto ai picchi di luglio (147 dollari). Il drastico calo delle quotazioni del barile è peraltro la causa prima del raffreddamento dell'inflazione, scesa in Italia in novembre al 2,7% dal 3,5% di ottobre (-0,4% il dato mensile).

Anche se resta l'incognita legata all'entità delle misure che saranno adottate dal numero uno della Fed, Ben Bernanke, e dall'Opec, già ieri se ne sono manifestati gli effetti sul fronte valutario e su quello petrolifero. L'euro è infatti risalito sopra quota 1,37 dollari, ai massimi dallo scorso 14 dicembre, oltre a mettere a segno il nuovo record storico contro la sterlina, a 90,21 pence. Il mercato scommette su un ulteriore ammorbidimento della politica monetaria britannica, mentre le dichiarazioni rilasciate la scorsa settimana da alcuni esponenti di spicco della Bce hanno raffreddato le aspettative di tassi ancora più bassi il prossimo anno.

I prezzi del petrolio hanno invece sfondato il muro dei 50 dollari, prima di ripiegare nel corso della giornata fino al di sotto dei 46 dollari. L'Opec sembra comunque decisa a far arrivare dal vertice di Orano, in Algeria, un messaggio forte. Dopo aver rimandato il taglio della produzione il mese scorso al Cairo, il Cartello non esclude ora una sforbiciata da 1,5-2 milioni di barili al giorno, ha sostenuto il suo presidente, Chakib Khelil. E il segretario, Abdallah al Badri, è stato chiarissimo: «Il mercato ha bisogno di una riduzione consistente», visto che l'eccedenza è misurabile in «100 milioni di barili».

Famosi per l'alto tasso di litigiosità e per l'anarchia produttiva, i membri dell'organizzazione sembrano essersi ricompattati dopo aver visto crollare negli ultimi mesi i proventi derivanti dal greggio, per alcuni Paesi pari al 90% delle entrate. Il rischio, come nel caso dell'Iran, è quello di non poter più sostenere gli attuali sistemi di welfare, assai onerosi. L'Arabia Saudita ha già fatto da apripista riducendo l'offerta dell'8%, mentre la Russia, che nei giorni scorsi non ha escluso la possibilità di un'adesione al Cartello (ipotesi sgradita all'Unione europea), potrebbe inoltre dare una mano decidendo di limitare di 2-300mila barili l'output di Lukoil.

L'attesa si concentra anche sulle mosse di oggi della Fed. Non sembrano esserci dubbi su un'ulteriore riduzione dei tassi di almeno 50 punti base, allo 0,50%. Non gode invece di molto credito l'ipotesi, rilanciata da Hsbc, di un azzeramento del costo del denaro. Al di là della decisione di politica monetaria, sarà interessante capire se Ben Bernanke intende procedere, come ha fatto intendere a più riprese, sulla strada del quantitive easing, cioè la politica monetaria adottata dal Giappone agli inizi degli anni Novanta per combattere la deflazione e la stagnazione economica. Nel corso delle ultime settimane, la Fed ha annunciato di voler comprare 500 miliardi di dollari di asset tossici di Freddie Mac e Fannie Mae che il gruppo Aig non è più in grado di assicurare. Inoltre ha annunciato la creazione di un fondo da 200 miliardi per garantire le cartolarizzazioni nel campo del credito al consumo.