La Fed fa tornare l’ottimismo nelle Borse

da Milano

Un rialzo collettivo, rivitalizzante, dopo i lunghi giorni in cui il segno del ribasso aveva dettato legge facendo leva sulle paure generate dalle crisi dei mutui subprime. Incassato il doppio taglio di mezzo punto dei tassi Usa, deciso mercoledì scorso dalla Federal reserve per tutelare un’economia singhiozzante, le Borse riscoprono l’ottimismo e la voglia di far correre i titoli.
Così, una corrente compatta di acquisti è partita ieri dai mercati asiatici (Tokio ha guadagnato il 3,7%), per poi riversarsi su quelli europei, dove i guadagni sono stati compresi tra il 2,1% di Milano (maggior rialzo dell’anno a Palazzo Mezzanotte) e il 3,27% di Madrid, per chiudere il cerchio in serata a Wall Street (+0,55% il Dow Jones, 0,56% il Nasdaq), là dove la decisione presa da Ben Bernanke era stata accolta l’altroieri con immediato entusiasmo. Euforia eccessiva, quasi una reazione contraria all’umore depresso che si respirava sui mercati solo fino a qualche giorno fa? Possibile. Anche perché la situazione congiunturale statunitense non è cambiata. I benefici della riduzione del costo del denaro si avvertiranno - forse - tra sei mesi, mentre per il momento permangono chiari segnali di sofferenza del settore immobiliare, dove la costruzione di nuove case ha accusato una contrazione del 2,6% in agosto, il peggior dato dal giugno 1995.
Ma un dato-chiave come quello sull’inflazione, scesa dello 0,1% il mese scorso (primo calo dall’ottobre 2006), genera speranze di ulteriori ammorbidimenti della politica monetaria a stelle e strisce. A guardare ieri la situazione dei future sui Fed Fund, sembra che gli investitori siano quasi certi (82% di probabilità) che Bernanke ridurrà di un altro 0,25 il costo del denaro già nella riunione del 31 ottobre.
Le valutazioni degli economisti sulle future mosse della Banca centrale sono in realtà meno univoche. Per alcuni, il colpo di scure deciso dal successore di Greenspan accorcia i margini di manovra, salvo dati macroeconomici catastrofici; per altri, gli spazi d’intervento rimangono se si intende scongiurare il rischio di una recessione. Un pericolo ancora incombente, visto il passo debole dell’economia e il rafforzamento delle quotazioni petrolifere, balzate ieri al nuovo record storico di 82,51 dollari il barile in seguito al calo delle scorte di greggio Usa. La mossa di Bernanke potrebbe tra l’altro creare problemi alla Bce, determinata a proseguire nella strategia di aumento dei tassi dopo la pausa imposta dalla turbolenza dei mercati finanziari. In base a un sondaggio di Reuters, solo 21 dei 61 economisti interpellati scommettono ancora su un giro di vite entro la fine dell’anno, anche se il rialzo è solo rimandato al primo trimestre del 2008, quando il costo del denaro dovrebbe attestarsi al 4,25% e restare su tale livello per l’intero anno.