La Fed indaga su Grecia-Goldman Sachs

Non senza ritardo, alla fine la Federal Reserve ha deciso di accendere un faro sui rapporti tra Goldman Sachs e la Grecia. Mentre ieri le Borse europee pagavano a caro prezzo, con ribassi anche superiori al 2%, i timori di un taglio del rating greco da parte di Moody’s, Ben Bernanke era di fronte alla Commissione bancaria del Senato. Fulcro dell’audizione, l’indagine avviata dalla banca centrale Usa e contestualmente dalla Sec (la Consob americana) per verificare se le transazioni nel mercato dei derivati effettuate da Goldman e da altre banche verso il Paese ellenico siano state usate per scommettere sulla bancarotta di Atene, dopo che per anni le stesse istituzioni finanziarie avrebbero aiutato la Grecia a nascondere il proprio indebitamento. «Stiamo esaminando - ha spiegato Bernanke - una serie di questioni collegate a Goldman Sachs e ad altre società e relative ad accordi con la Grecia su strumenti derivati. Certo - ha aggiunto -, l’uso di questi strumenti in modo da destabilizzare intenzionalmente una società, o addirittura un Paese, è controproducente».
L’intervento di Bernanke coincide con l’analisi in cui il New York Times accusa le banche che avevano soccorso la Grecia di volerla spingere «sull’orlo della rovina finanziaria» usando il metodo-Aig, il colosso assicurativo salvato dal fallimento solo grazie ai quattrini pubblici dopo essere finito nella trappola dei credit default swap. La denuncia del quotidiano è circostanziata: viene citato l’indice sui derivati Itraxx Sovx Western, creato da società semi-sconosciute ma legate a Goldman, JP Morgan Chase e altri istituti per puntare «sul fatto che la Grecia o altri Paesi potessero fallire». Secondo il New York Times, si è così venuto a creare un circolo vizioso: «Mentre le banche e altri soggetti si precipitano verso tali swap, il costo per assicurare il debito greco sale». Risultato: chi investe evita i bond greci, rendendo più difficile per il Paese ottenere credito.
Se in gennaio per assicurare 10 milioni di dollari di sirtaki-bond occorrevano 282mila dollari, ora ne servono 400mila. È un segnale di grande tensione che consiglia prudenza. Atene avrebbe infatti rimandato alla prossima settimana l’emissione di obbligazioni decennali prevista in questi giorni, anche alla luce delle parole con cui ieri Moody’s, dopo Standard&Poor’s, ha minacciato di ridurre la valutazione sul debito nei prossimi due mesi se il governo Papandreu non applicherà le misure di austerità. Al termine della missione greca, gli esperti di Ue e Fmi avrebbero tra l’altro chiesto ad Atene di dare un’ulteriore sforbiciata alle spese per reperire altri 4,8 miliardi di dollari.
Le Borse non hanno gradito l’aut-aut di Moody’s: Milano ha lasciato sul terreno il 2,36%, Parigi il 2%, Francoforte l’1,48% e Londra l’1,21%. Gli indici sono inoltre stati penalizzati dall’inatteso aumento dei sussidi di disoccupazione negli Usa (496mila nell’ultima settimana) che ha determinato cali diffusi anche a Wall Street (a un’ora dalla chiusura il Dow Jones cedeva lo 0,95% e il Nasdaq lo 0,68%).