La Fed rinvia al 2007 le decisioni sui tassi

Costo del denaro fermo al 5,25%. L’inflazione preoccupa ancora, mentre l’economia cresce a un ritmo moderato per la crisi del mattone

da Milano

Nessuna sorpresa dall’ultima riunione 2006 della Federal Reserve: come ampiamente previsto alla vigilia, i tassi sono rimasti ieri invariati al 5,25%. Terza pausa, dopo il primo stop di agosto alla catena di 17 rialzi consecutivi dal giugno 2004 e la successiva conferma di settembre, decisa con l’ormai consueta opposizione del presidente della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker, sempre favorevole a una stretta monetaria per contrastare i rischi di inflazione.
Pericoli legati alle tensioni sui prezzi che sono peraltro evidenziati nel comunicato reso noto al termine della riunione del Fomc (il braccio operativo di politica monetaria), dove si fa riferimento al permanere di un alto livello dell’inflazione core (quella che non misura le componenti più volatili quali energia e alimentari). Il calo delle quotazioni del petrolio rende invece meno preoccupante nel complesso l’evoluzione futura dell’inflazione. Rispetto a un recente intervento a New York del presidente Ben Bernanke, che aveva parlato di un’inflazione core «fastidiosamente elevata», lo statement della Fed fa meno ricorso ai toni forti, anche nella parte relativa alla decelerazione in atto della crescita economica, imputabile in parte - ricorda l’istituto di Washington - al forte rallentamento accusato dal settore immobiliare. Nell’intervento newyorchese il successore di Greenspan aveva comunque sottolineato di considerare temporanea la crisi del mattone, destinata con buona probabilità a concludersi a fine anno. Nonostante le ultime indicazioni macroeconomiche contraddittorie, l’istituto centrale Usa continua a prevedere un’espansione «a un ritmo moderato», che per il quarto trimestre dovrebbe oscillare tra l’1,6 e il 2,6%.
L’assenza nel comunicato di particolari sottolineature sugli aspetti di maggiore criticità economica potrebbe essere una prima conferma che la banca centrale americana orienterà al ribasso la politica monetaria 2007. La Fed ha spiegato che la possibilità di ulteriori rialzi dei tassi dipenderà dai dati economici che saranno resi noti e in generale dall’outlook, ma questa ipotesi non viene da tempo presa in considerazione dagli investitori. Le attese sono infatti per una riduzione del costo del denaro, probabilmente entro la riunione del prossimo 9 maggio. Il dollaro ha infatti accusato il colpo al termine dell’incontro del Fomc, scendendo nei confronti dell’euro a quota 1,3263 da 1,3241. La situazione resta in ogni caso fluida. Gli indicatori-chiave che saranno resi noti con il nuovo anno dovrebbero meglio chiarire il quadro. Poi, in febbraio, il numero uno della Fed sarà ascoltato dal Congresso: una buona occasione per fornire ai mercati qualche indicazione più precisa su ciò che intende fare.