La Fed a sorpresa taglia i tassi e rimette in moto le Borse

Bernanke riduce di mezzo punto il saggio di sconto: forti recuperi in Europa (più 1,5% Milano), bene Wall Street. Per gli esperti è solo una prima mossa anticrisi: nei prossimi mesi il
costo del denaro scenderà ancora

da Milano

Alla fine, la Federal reserve ha rotto gli indugi: con un colpo a sorpresa, l’istituto guidato da Ben Bernanke ha deciso di tagliare il tasso di sconto di mezzo punto, abbassandolo al 5,75%. E, come d’incanto, le Borse internazionali hanno ripreso coraggio, dopo il giovedì nero da cui si era salvata in extremis solo Wall Street. Ai fortissimi ribassi, quasi un tracollo, degli indici dell’altro giorno, hanno corrisposto guadagni consistenti ieri, con rimbalzi di due, tre punti percentuali. Un buon venerdì 17 anche per l’euro, tornato sopra quota 1,35 dollari.
Poco importa se la banca centrale Usa non ha mosso le leve dei tassi sui Fed Fund, il vero punto di riferimento dei mercati. Arriverà, quel ribasso, ne sono ormai convinti tutti: l’interrogativo riguarda solo il timing e l’entità della riduzione. Gli esperti di Lehman Brothers prevedono una sforbiciata dello 0,50% entro la fine dell’anno, mentre Goldman Sachs vede spazi da qui a dicembre per una discesa ancora più pronunciata, di tre quarti di punto, che porterebbe il costo del denaro dall’attuale 5,25% al 4,75%. Gli stessi future sui Fed Fund incorporano la scommessa di tassi attestati al 4,25% entro il primo trimestre 2008. La mossa del successore di Alan Greenspan, concertata durante una riunione di emergenza convocata giovedì alle 18 ora italiana ma resa nota solo ieri pomeriggio, viene letta da analisti e investitori come un punto di non ritorno verso l’invocato cambio di registro della politica monetaria statunitense nonostante la Fed, nel comunicato diffuso ieri, faccia riferimento a «cambiamenti temporanei» per quanto riguarda il tasso di sconto, in attesa che vengano ripristinate «condizioni ordinarie sui mercati finanziari». Quel che però più importa, è che la stessa Fed, che all’inizio di agosto aveva rimarcato per l’ennesima volta i pericoli legati all’inflazione e ben poco sottolineato i rischi derivanti dai mutui subprime e dalla crisi del credito, ha finito per ammettere ieri che «le condizioni dei mercati finanziari si sono deteriorate, e più rigide condizioni del credito e un'accresciuta incertezza hanno il potenziale di frenare la crescita economica in corso». Ciò ha reso necessario agire sui tassi, non essendo più sufficiente intervenire con iniezioni di liquidità (sei miliardi di dollari sono comunque stati immessi anche ieri nel sistema finanziario, in aggiunta ai 71 erogati dal 9 agosto scorso) per riportare la calma sui mercati e proteggere la struttura economica. Che qualche scricchiolio continua a mandarlo, come dimostra la notizia di ieri del forte calo subìto in agosto dalla fiducia dei consumatori americani (dai 90 punti di luglio a 83,3).
La misura dell’importanza della decisione presa dalla Fed è data dal comportamento di ieri delle Borse, tutte in calo più o meno vistoso prima del taglio (Tokio ha perso il 5,42%, il crollo peggiore dall’aprile 2000), e poi in deciso recupero anche sull’onda dell’accelerazione impressa agli indici di Wall Street, dove nelle prime ore di contrattazione sono entrati in azione i meccanismi per limitare il rialzo. Il Dow Jones era infatti arrivato a guadagnare oltre 300 punti, prima di chiudere la seduta con un rialzo dell’1,81%, mentre il Nasdaq ha messo a segno un progresso del 2,20%. Titoli considerati quasi carta straccia fino a giovedì scorso come Countrywide, la maggiore erogatrice di prestiti e mutui, si sono rianimati, così come il comparto dei finanziari, il più colpito dalle vendite nei giorni scorsi. Anche l’Europa ha seguito lo stesso copione, con Londra che ha guadagnato il 3,5%, mentre Francoforte è cresciuta dell’1,49%, Parigi dell’1,86% e Zurigo dell’1,43%. Tra scambi record per 9,4 miliardi di euro (6,4 miliardi la media del mese), Piazza Affari è risalita dell’1,49% e ha così limitato all’1,43% la perdita accusata nella settimana.
Adesso, i mercati aspettano al varco la Bce, che potrebbe rinunciare alla stretta già messa in cantiere per la riunione di settembre anche se il presidente, Jean-Claude Trichet, è parso finora deciso a combattere fino in fondo la battaglia contro l’inflazione. Un uomo assai vicino a Trichet come il numero uno della Bundesbank, Axel Weber, ha però lasciato ieri una porta aperta alla possibilità che la Bce cambi direzione. A margine di una conferenza stampa, Weber ha infatti omesso ieri di usare la formula «stretta vigilanza» sui prezzi con cui l’Eurotower è solita annunciare un imminente giro di vite ai tassi.