La Fed: "Tassi a zero per altri tre anni"

Economia più fiacca, stime tagliate: nel 2012 crescita del 2,2-2,7%. Bernanke: "Pronti a intervenire". Si allungano i tempi dell’exit strategy

Ancora a zero. Almeno fino a dicembre 2014. Con una mossa inattesa, la Federal Reserve ha deciso ieri che i tassi resteranno «eccezionalmente bassi», cioè tra lo 0 e lo 0,25% attuale, per un altro paio di anni. Finora, l’istituto centrale guidato da Ben Bernanke aveva dato come limite temporale la metà del 2013. Ora il periodo del costo del denaro senza interessi si è allungato sensibilmente, pur tra i mugugni del solito bastian contrario, il governatore della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker. Gli altri componenti del board non hanno invece avuto esitazioni nell’avallare la nuova dead line (11 dei 17 componenti si aspettano che la prima stretta arriverà nel 2014 o ancora oltre), subito accolta con favore da Wall Street (+0,4% a un’ora dalla chiusura) nonostante il differimento dell’exit strategy significhi una sola cosa: se l’Europa è alle prese con la crisi del debito, con la febbre da spread e con la Grecia che continua a flirtare pericolosamente con il default, gli Stati Uniti non possono ancora permettersi di abbassare la guardia.
La stessa Fed traccia uno scenario macroeconomico non privo di insidie. Le stime di crescita hanno infatti subìto una sforbiciata: il Pil aumenterà quest’anno fra il 2,2% e il 2,7%, meno del 2,5%-2,9% stimato in novembre; nel 2013 crescerà del 2,8%-3,2% (3-3,5% in precedenza). «Ci sono segni positivi - ha detto Bernanke - ma arrivano venti contrari dall’Europa. Non siamo pronti a dichiarare che siamo entrati in una fase più forte» di espansione. La prima fonte di preoccupazione è tutta interna ed è l’elevata disoccupazione, la mina vagante sulla strada di Obama nella corsa per un secondo mandato alla Casa Bianca. In dicembre è calata all’8,5%, il minimo in quasi tre anni, ma la banca di Washington prevede per i prossimi trimestri «una crescita modesta», motivo per cui la percentuale di senza lavoro «calerà solo gradualmente ai livelli considerati ottimali», per attestarsi quest’anno tra l’8,2 e l’8,5% (meglio comunque dell’8,5-8,7% previsto in novembre) e fra il 7,4% e l’8,1% nel 2013 (7,8%-8,2%).
Al mercato del lavoro Usa continua d’altra parte a mancare un pilastro come il settore edile, mentre quello immobiliare «resta depresso». E poi le aziende hanno rallentato gli investimenti fissi, rileva l’istituto: figuriamoci quindi se assumono. La Fed è quindi pronta a varare nuove misure di stimolo se l’occupazione non crescerà in modo sufficiente, ha ribadito Bernanke. Per ora, però, non è stato annunciato alcun intervento di quantitative easing («È sul tavolo ma non è stata presa alcuna decisione»). Proseguirà invece l’operazione “twist“ avviata in settembre: gli introiti delle obbligazioni e dei titoli di Stato in scadenza saranno reinvestiti in bond di maturità più estesa. Quanto ai tassi, secondo la maggioranza del consiglio Fed, saliranno al 4-4,5%, ma solo nel lungo termine. Bernanke è però stato chiaro: le previsioni della Fed su un eventuale rialzo del costo del denaro «non sono da prendere come impegni incondizionati».