La Fed usa la scure: costo del denaro azzerato

Il costo del denaro scende in una forchetta compresa tra 0 e 0,25%. Bush: "Abbandono il mercato, recessione gravissima". Euforia a Wall Street il Dow Jones guadagnava il 4%. Ma il dollaro cala e l'euro torna sopra quota 1,40

Due giorni di consultazioni, fatto già di per sé inconsueto, poi la decisione presa ieri: la Federal Reserve prova ad aggredire alla gola la crisi con un’azione senza precedenti portando i tassi dall’1% a una forchetta compresa tra lo 0 e lo 0,25%, a seconda delle necessità che si presenteranno. Misura varata senza tentennamenti, con voto unanime da Ben Bernanke e dal board dei governatori, con un meccanismo che richiama l’esigenza di mantenere una certa flessibilità ora che i margini di manovra sono ridotti ai minimi termini, subito premiata da Wall Street, dove il Dow Jones in chiusura è schizzato verso l’alto del 4,3% e il Nasdaq del 5%. Il rovescio della medaglia ha la faccia del dollaro (euro oltre quota 1,40), a rischio di ulteriori deprezzamenti se la Bce confermerà a gennaio l’intenzione di non ridurre il costo del denaro.

La «solennità» del momento è stata coronata, in serata, da un’intervista in cui il presidente Bush ha dichiarato di aver «rinunciato ai principi dell’economia di mercato per salvare il sistema dal mercato», aggiungendo, con un pessimismo senza precedenti, di essere di fronte a una «gravissima recessione»

Dall’estate 2007, quando il virus dei subprime ha cominciato a diffondere i propri effetti nefasti fino a portare venti di recessione globale, il costo del denaro Usa ha subìto nove sforbiciate. Un ritmo frenetico da far impallidire le mosse distensive varate da Alan Greenspan dopo gli attentati terroristici dell’11 settembre e che dà la misura dell’orco contro cui l’America deve combattere. Prima dello scatenarsi della tempesta, i tassi erano al 5,25%, oggi sono i più bassi a livello mondiale e solo quelli di Singapore (0,25%) sono allineati con la parte più alta della forchetta. Ma alternative non ce n’erano: «Dall’ultimo meeting - si legge nel comunicato della Fed - le condizioni del mercato del lavoro sono deteriorate e i dati disponibili sui consumi, gli investimenti e la produzione industriale sono calati. I mercati finanziari restano in tensione e le condizioni del credito si sono strette. Complessivamente le prospettive per l’attività economica si sono ulteriormente indebolite».
L’azione di contrasto alla recessione non si limita ai tassi. L’istituto di Washington intende «impiegare tutte le misure a sua disposizione per promuovere il ritorno a una crescita economica duratura e per mantenere la stabilità dei prezzi». È quanto la comunità finanziaria voleva sentire, e ciò giustifica il rally di Wall Street. Bernanke sta valutando anche la possibilità di acquistare Buoni del Tesoro a lunga scadenza e continuerà a comprare grandi quantità di obbligazioni garantite da mutui per sostenere i mercati del credito e immobiliare.

Si tratta di operazioni che i mercati traducono come un’appendice alla politica monetaria espansiva, dal momento che forniscono ulteriore liquidità al sistema. La Fed sta facendo già ricorso all’acquisto dei titoli, come dimostra il recente annuncio dello scorso 25 novembre, quando l’istituto ha comunicato due nuove iniziative, valutate 800 miliardi di dollari, per sostenere i prestiti a favore dei consumatori, delle piccole aziende e dei proprietari di case: iniziative che si reggono proprio sull’acquisto di strumenti finanziari.
Il Fondo monetario internazionale non assegna peso eccessivo alla mossa della Fed. Da sola «non stabilizzerà l’economia», ha detto il numero due del Fondo, John Lipsky. Secondo Lipsky la ripresa degli Usa ha bisogno di un aiuto da parte delle «autorità fiscali»: c’è bisogno di un approccio più ampio rispetto alla politica della banca centrale.