Fede, l’avatar del Cavaliere

Aveva le scarpe da tennis, ma non era quello. Era abbronzato, ma lo è sempre. Si era portato l'agente-amico Lele Mora, un po' come tanti anni fa faceva Bellocchio con Fagioli, ma neppure a questo si può attribuire tanto allure. A novembre il direttore del Tg4 ha compiuto vent'anni in Mediaset, quanti ne abbia compiuti all'anagrafe resta ancora un mistero alonato da un delizioso vezzo (Chiambretti ipotizzava un «meno di cento, più di trenta»).
E c'erano i servizi in bianco e nero di quando in Rai i colleghi invidiosi lo chiamavano ancora «l'ammogliato speciale», «sciupone l'africano» o «il genero di necessità» a testimoniare che ne sono passati di vita e di fatti dentro a Emilio. Ma niente, oggi che in redazione gli hanno trovato il soprannome di Miranda (come la perfida direttrice de Il diavolo veste Prada), tutta quella roba addosso non gli si vede. E il sospetto è che abbia ragione Chiambretti, che Fede sia davvero l'avatar di Berlusconi. O se non del Cavaliere di Arcore, almeno dei nativi di Pandora.
Otto anni di corrispondenza dall'Africa, le inchieste per Tv7, Test, le apparizioni cinematografiche, perché chi racconta la storia d'Italia non può non inciampare in chi l'ha raccontata... E ancora: le sfuriate fuorionda, quel suo storpiare certi nomi che non gli piacciono, come se gli ricordassero quelli di un dentifricio scadente, quel suo modo sublime di scrollarsi dai passi i detrattori fingendo piccole amnesie, quel suo tacere a fatica certe cose salvo poi pensarle talmente forte... quel suo salvarsi dalle sabbie mobili delle domande scomode senza mai chiedere l'ausilio del banale. La verità è che senza Fede, anche per i nemici di Fede, la tv crollerebbe di malinconia. Lo sa Chiambretti che gli ha dedicato un sacrosanto posto tra i suoi Numeri Uno, lo sa il presidente del Consiglio che, a quanto pare, gli ha garantito un giaciglio luxury per il sonno eterno nel suo mausoleo. Tra centovent'anni, ovvio. Se e quando ne avrà bisogno. Cosa si potrà ancora mai chiedere a Fede? E invece c'è sempre qualcosa. Un po' perché l'altra sera era Pierino a fare le domande e lui sarebbe capace di non far sembrare anonima persino una duna nel deserto, un po', soprattutto, perché c'era Emilio. Un po' avatar, un po' Paranormal Activity.