Fede non lascia e raddoppia «Convinto dal mio pubblico»

Il direttore del Tg4 cambia idea dopo la multa dell’Authority: «Non mi dimetto. Anche la mamma del comunista Rizzo tifa per me»

Guido Mattioni

da Milano

Alla fine ci ha ripensato: «Resto, non mi dimetto». E l’Italia che lo adora, quella che ogni sera alle 18.50 regola l’orologio su di lui, quella che al suo apparire sul teleschermo spegne il soffritto per non correre il rischio di bruciarlo... be’ quell’Italia tira un profondo respiro di sollievo. E a compiacersi è in fondo anche un bel pezzo dell’«altra» Italia, quella che soltanto lui è in grado di mandare così deliziosamente in bestia: strappandole, paradossalmente, perfino un sorriso. Magari sbagliando (di proposito?) i nomi, come ha fatto anche ieri sera, scambiando Rutelli con Fassino. Massì, respirano anche loro, almeno i più intelligenti, perché un avversario così, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. Insomma, la notizia è che Emilio Fede non lascia, Emilio Fede resta al timone del Tg4 malgrado la supermulta (250mila euro) inflittagli dall’Authority per violazione della par condicio.
Direttore, ci ha fatti stare tutti in pena. «Vado, non vado», e poi all’ultimo...
«Ve lo spiego. Non mi dimetto perché la risposta della gente, la testimonianza di affetto che ho ricevuto è stata tale e così corale da non poterla nemmeno immaginare. Mi sono davvero commosso e ho capito che non potrei mai tradire il mio pubblico, che è la mia famiglia, né tantomeno mortificare me stesso».
Una testimonianza su tutte?
«Quel signore di La Spezia che mi ha mandato un vaglia postale di 10 euro come contributo per il pagamento della supermulta dell’Authority, corredato da una preghiera: “Però, Emilio, resta”».
Di certo saranno felici anche molti che non la pensano politicamente come lei.
«Be’, posso dirlo: a esprimermi la sua solidarietà e a pregarmi di restare al mio posto è stata anche la mamma di Marco Rizzo, dei Comunisti Italiani».
Del resto, che nottata elettorale sarebbe stata, quella del 2006, senza Emilio Fede?
«Ah no, a quella comunque non ci avrei rinunciato. Se alla Rai c’è Vespa, a Mediaset ci sono io, come è sempre stato per tutti i grandi avvenimenti, dalla Guerra del Golfo - era il 16 gennaio ’91, ormai 15 anni fa - all’attacco alle Torri Gemelle... Era qualcosa che mi spettava di diritto».
La supermulta dell’Authority, comunque, la fa male ancora?
«Sì, ma non ce l’ho con l’Authority, che quella legge la fa soltanto rispettare. Ce l’ho con quelli che hanno voluto e votato la legge sulla par condicio».
Che per lei è...
«Un atto di violenza, non solo perché fatta valere nei miei confronti più di quanto viene fatta valere nei confronti di altri, ma perché discrimina ingiustamente tra televisione e giornali, consentendo alla carta stampata cose che se le facessi io...».
Per esempio?
«L’ultima copertina dell’Espresso, con un Prodi perfettino e bonario, bello in grande, e dietro un Berlusconi piccolo, ricurvo e meditabondo».
Oppure succedono cose fuori dal mondo, come quelle dell’altro giorno a Canale 5.
«Certo, e colgo l’occasione per fare un elogio a Pierluigi Battista per quanto ha scritto venerdì sul Corriere della Sera, difendendo l’ottimo lavoro della redazione di Terra! dalle accuse dell’Unità. Pazzesco, fino a ieri tutti a tessere le lodi di un bravissimo collega come Toni Capuozzo finché si occupava di guerra. E poi a dargli addosso, dandogli del mercenario, quando il cronista, da ottimo, è diventato scomodo».