La fede nuziale cancella ogni dubbio «Quei poveri resti sono di Daniela»

Identificata dopo due giorni la moglie di Sebastiano Conti. Ma la piccola Maria di cinque anni ancora non sa niente: «Mamma e papà tornano domani»

Mariateresa Conti

da Catania

Si prega, ci si aggrappa a ipotesi disperate. Ma sono ormai praticamente nulle le speranze di ritrovare in vita i familiari di Sebastiano Conti. Ieri sera, dalla fede nuziale, sono stati riconosciuti i poveri resti della moglie del giovane, Daniela Maiorana, 32 anni. E con ogni probabilità anche il fratello di Sebastiano, Giovanni, 28 anni e la fidanzata Rita, 25 anni, ancora ufficialmente dispersi, sono lì, in obitorio, resi irriconoscibili dall'esplosione che ha dilaniato Nahama Bay, la zona del bazar dove - lo hanno confermato alcuni testimoni - le due coppie si trovavano venerdì notte almeno sino a mezzanotte e mezza, tre quarti d'ora prima dell'attentato.
La triste notizia è piombata a tarda sera come un fulmine ad Acitrezza, la piccola frazione di Acicastello (Catania) dove abitano i familiari, al termine di una giornata all’insegna dell’angoscia.
«Papà e mamma tornano domani...», annunciava eccitata la piccola Maria, cinque anni, la figlioletta più grande di Sebastiano e Daniela, a tutti i visitatori. Nessuno ha avuto il coraggio di dirle che il suo papà e la sua mamma, purtroppo non torneranno più. Come spiegare ad una bimba una simile tragedia? Troppo piccolo per rendersi conto della situazione l'altro bimbo della coppia, Giuseppe, un anno compiuto nel giugno scorso. Per loro, e anche per gli altri familiari, la Farnesina e la Protezione civile hanno messo a disposizione uno psicologo, mentre Rei Tv, l'emittente televisiva privata in cui lavoravano rispettivamente come cameraman e come aspirante giornalista Giovanni Conti e Rita Privitera, ha avviato per i due bimbi di Sebastiano e Daniela una raccolta di fondi.
Uno strazio. Per la famiglia Conti, già prostrata dalla notizia della morte di Sebastiano, che ha visto ulteriormente ridursi le speranze di ritrovare vivi l'altro figlio, Giovanni, e la sua fidanzata Rita. E per la famiglia Maiorana, che nella giornata di ieri, contro ogni speranza, ricordava che i ragazzi non parlavano bene l'inglese e che chissà, forse, potevano essere vivi, sotto choc, a vagare chissà dove, o in qualche ospedale, incapaci di comunicare. A casa di Rita Privitera ieri, per qualche ora, si è sperato davvero nel miracolo. Un cugino della giovane, infatti, ha creduto di riconoscere Rita in alcune immagini Rai, girate in uno degli ospedali in cui sono stati ricoverati i feriti. Quella ragazza sulla barella, che si copriva il volto in parte con una mano, somigliava davvero alla giovane scomparsa. Ma la stessa famiglia, rivedendo meglio le immagini, ha ammesso di essersi sbagliata. E la speranza è tramontata.
Tramontata ma non persa del tutto, a dispetto, purtroppo, dell'evidenza. Altri turisti che con le due coppie avevano condiviso la settimana di vacanza, hanno affermato con certezza che quella maledetta notte di venerdì Sebastiano, la moglie, Giovanni Conti e Rita erano insieme, almeno sino a mezzanotte e mezza. Qualcuno, rimasto con loro sino a poco prima, ha anche descritto come erano vestiti: un abito lungo rosso e nero Daniela, ornato da una collana con una grossa margherita rossa; polo blu e pantaloni Giovanni; minigonna e una t-shirt bianca senza maniche Rita. Gli stessi turisti superstiti hanno anche ricostruito le ultime giornate di vacanza: giovedì la gita al celebre parco marino di Ras Mohamed, della quale esiste anche un video, il venerdì, poche ore prima degli attentati, l'escursione sulle moto a quattro ruote. Per il sabato le due coppie siciliane avevano pensato di fare un'escursione al Cairo, ma poi non si erano messi d'accordo con il resto della comitiva.
Frammenti. Frammenti gioiosi di una vacanza finita in tragedia, anche per chi è sopravvissuto e ora, sconvolto, si meraviglia di essere ancora vivo. Nell'albergo a cinque stelle dove alloggiavano Sebastiano e Daniela, il Coral Beach Tiran, apparentemente nulla è successo. Al telefono spiegano che la coppia è in partenza domani, ma che non si trova in albergo nella camera prenotata, la numero 156. Un contrasto stridente. Si prega, ad Acitrezza. Si spera che il telefono squilli - il contatto con la Farnesina è costante - e non per dire che il Dna ha dato un responso di morte per tutti. Pessimista il parroco di Acitrezza, don Giovanni Mannino, che ieri ha visitato le famiglie: «Stiamo aspettando - dice - ormai stiamo praticamente aspettando di sapere quando li restituiranno». Una dichiarazione fatta ai cronisti nel pomeriggio che, in serata, si è confermata come drammatica profezia.