Fede: "Prevedo terremoti e scudetti. Ah, se avessi i mezzi della Cnn"

Il direttore dle Tg4 a tutto campo: "Sabato riparto con Sipario settimanale. Sarò io a condurlo alle 14"

Milano - «Quelli bravi? Si possono contare sulle dita di una mano». Emilio Fede sta bluffando. Primo perché quelli bravi ci stanno sulle dita di due mani, secondo perché il direttore del Tg 4 ha un dito, il pollice della mano destra per la precisione, steccato, fasciato, massacrato dalla portiera di una autovettura chiusa, sciaguratamente, dalla Pedron che, penso, io, per un po’ di tempo dovrà stare alla larga da auto, portiere e direttori.

Emilio Fede compie diciassette anni. Ben portati. Da quel sedici di gennaio del Novantuno, venti minuti alla mezzanotte: «Hanno attaccato», inizio della guerra del Golfo e inizio pure del telegiornale in diretta delle reti Mediaset: «Fu, la mia, un’intuizione. Nella notte tra il quindici e il sedici scadeva l’ultimatum americano, dissi a Galliani che non sarebbe accaduto nulla, eventualmente avremmo dovuto attendere le ventiquattro ore successive. Così fu, mia moglie se ne andò a letto, io mi preparai, perché, se non lo sapete, ho dei presentimenti, prevedo, chiedete alle mie segretarie». Le quali ribadiscono: «Sì, proprio così, anche lo scudetto, anche i terremoti»

I terremoti?
«Ero in vacanza alle Maldive nel Natale di tre anni fa. Stavamo godendoci, io e mia moglie Diana, lo spettacolo della notte, le stelle, il mare, quando un vento caldo prese a coprirci quasi e all’orizzonte scorgemmo una massa nera. Questo è il terremoto, dissi a mia moglie. Era lo tsunami».

Ci mancava anche il divinatorio Emilio. Torniamo alla classifica di quelli bravi, intendo giornalisti della tivvù.
«Dopo di me, ovviamente».

Dopo di lei.
«Michele Santoro, su tutti, però perduto, smarrito, affondato nella faziosità».

Lei non è forse il Santoro di destra?
«Io non sono di destra ma socialdemocratico».

Proseguiamo.
«Floris, dopo opportuni interventi dal dentista. Non sai mai se piange o se ride. Poi metto Mario Giordano».

Sarei in conflitto di intervista...
«Guardi che non condividevo nulla di quel telegiornale costruito su Italia 1 da Giordano ma lui ha avuto il merito di creare una formula di informazione trasgressiva, veloce, provocatoria. Non è nelle mie corde».

Vespa?
«Vive la popolarità sulla base della sua esperienza politica televisiva, ha fatto gavetta, è stato in trincea. Ha creato un genere».

Altri?
«Fabio Fazio, geniale tra giornalismo e spettacolo, con lui Piero Chiambretti che si sforza di essere pluralista ma sa districarsi benissimo tra informazione e show. Ah, mi sono dimenticato uno bravissimo...».

Chi?
«Mentana. Dopo di me, ovviamente. È super, sa condurre, ha il senso della notizia».

È finita la conta?
«Direi di sì, anche perché il mestiere oggi è diventato difficilissimo, direi impossibile. Siamo troppi, si vive di corsa, pochi docenti e poca voglia di apprendere».

Lei non ha più voglia di insegnare?
«La mia redazione è tra le migliori di Mediaset».

Non sembrerebbe, vista la sua furia fuori onda...
«Mi rendo conto di essere inopportuno ma a fin di bene. Sono troppo meticoloso, pretendo la perfezione. E credo di poter insegnare ancora qualcosa, io».

Torniamo in Irak. Uno scoop da tre secondi, tre secondi in anticipo sulla concorrenza.
«Per non parlare di Cocciolone e Bellini».

In che senso?
«Che quando annunciai la loro cattura e, soprattutto che erano salvi, Carmen La Sorella commentò, nel suo tg, che la mia era stata una volgare speculazione su una tragedia, non c’era nulla di vero. Gianni Letta mi telefonò invitandomi a smentire la notizia, gli risposi che non potevo smentire perché i due piloti erano in mano degli iracheni. Telefonai alla Carmen e le dissi in dieci secondi: “La tua è informazione in guêpière”».

Finiti i tempi della biancheria intima, oggi come siamo messi?
«Non ho più la possibilità di divertirmi professionalmente, i tempi sono peggiorati, molti dei nuovi arrivi mi hanno deluso. Mi resta la passione e scrivo anche le previsioni del tempo».

Quale è il miglior tiggì al mondo?
«Cnn, ma se avessi a mia disposizione le strutture che hanno loro farei meglio di Sky. Ventiquattro ore al giorno».

Le piacerebbe intervistare Sarkozy?
«È un giovane simpatico, preferirei intervistare Cécilia. Ho detto intervistare».

Che cosa butterebbe via di questi diciassette anni?
«Nulla, io resto nella storia della televisione».

Che cosa vorrebbe conservare per sempre?
«Le inchieste di TV 7. Mi occupai della bistecca drogata, vent’anni prima della mucca pazza. Finirono in galera 58 dei 60 imputati; il piemme di Bologna, la dottoressa Biscotti, in tribunale annunciò che avrebbe rinunciato alla requisitoria le sarebbe bastato proiettare il filmato della mia inchiesta».

Potrebbe riprovarci...
«Ci riprovo. Sabato parte Sipario, una mia creatura, che diventa settimanale, diverso dagli altri. Sarò io a condurlo, alle 14, subito dopo il tiggì. Venga, le mostro una cosa».

Si alza, apre un armadietto, compare una macchina per scrivere, Olivetti, colore rosso aragosta: «Era esposta al Museo d’Arte Contemporanea di New York, me l’ha regalata Carlo De Benedetti. Vede, manca un pezzo, quando ero a Rete A in un momento di collera l’ho fatta volare». Cambiano i tempi, il direttore muove il pollice bendato, oggi avrebbe voglia di far volare altro.