Fede si racconta: dopo tanti anni non sono stanco di cercare scoop

Il direttore del Tg4 ricorda l’annuncio che fece per primo della guerra del Golfo: "Riuscii a intuire l'inizio dell'attacco". Progetti: "Vorrei fare un nuovo programma tutto mio"

Lo schermo nero è squarciato dai lampi dei bombardamenti, la mezzanotte del 16 gennaio di 21 anni fa è appena passata e la voce di Emilio Fede annuncia per prima: «Hanno attaccato! Il cielo di Bagdad è pieno di fuochi». Così il direttore del Tg4 inventò la diretta televisiva che, a ventun anni dall’evento, celebra ancora alla sua maniera. «Fu una mia intuizione quella di capire il momento giusto. Nella notte fra il 15 e il 16 scadeva l’ultimatum americano, quindi teoricamente si sarebbe dovuto attendere altre 24 ore. Ma io ebbi una premonizione, avvertii Galliani e, col consenso di Berlusconi, andai in onda mostrando le immagini dell’attacco con 40 minuti di vantaggio sulla Rai».

All’epoca si definì il pasdaran dell’informazione.
«E lo sono oggi più che mai, perché sono sempre a caccia di scoop e perché i giornalisti d’assalto sono rimasti in pochi».

Quali altri scoop ricorda con piacere?
«La cattura dei piloti Bellini e Cocciolone; soprattutto quando annunciai che erano sani e salvi: la Rai disse che non c’era nulla di vero e la mia era una speculazione. Poi diedi per primo la notizia della liberazione del Kuwait».

E oggi come vede il mondo dell’informazione?
«Ha sempre un ruolo importantissimo, fondamentale, ma spesso mortificato dalle scelte di campo, da una visione troppo ideologica e schierata».

Lei però è sempre stato schierato a fianco del Cavaliere.
«Mai quanto avrei voluto».

Oggi che Berlusconi ha fatto un passo indietro molti conduttori televisivi non sanno con chi prendersela e vanno in crisi di ascolto.
«In Europa c’è la crisi economica e nel mondo dell’informazione italiana c’è la crisi del “dagli a Berlusconi”. Io so quanta gente, per motivi diversi, è pentita dalla sua scelta e vorrebbe vederlo tornare. Ma lui è tranquillo, continua a fare politica, deve confrontarsi con la giustizia ma è forte fisicamente e umanamente. E poi il segno della sua presenza nelle aziende è testimoniato dai figli Marina e Pier Silvio, e anche Barbara sta crescendo bene».

Come è cambiata l’informazione?
Tra riorganizzazioni e ristrutturazioni Mediaset ha dovuto cambiare molto e ridurre l’organico dei Tg per costruire le all news. Quindi abbiamo dovuto mettere la flebo ai tg tradizionali ma le all news sono il futuro, perché nell’informazione tutto diventa subito vecchio».

Com’è TgCom24 rispetto a Sky?
«Graficamente TgCom è più solare, non ha quel fondo rosso cupo di Sky che mette un po’ angoscia».

Ma lei si sente ancora il re della diretta?
«Sì, do la caccia alle notizie perché la realtà spesso supera la fantasia».

Chi sono gli altri maestri della diretta?
«Dopo di me Mentana, che io feci debuttare nel 1981 al Tg1 delle 18,30».

Che progetti ha Emilio Fede?
«Ci sono tante voci: farò quello che l’azienda mi propone. Ma a Mediaset c’è chi tiene conto di quello che ho rappresentato. Prima del mio arrivo non c’erano né redazioni, né tg, né giornalisti. Prima o poi farò una trasmissione tutta mia, di cui non posso dire nulla, ricordando le inchieste che facevo a Tv7 in Africa o quelle sui falsi diari di Mussolini».