Fede tra la trappola e il fango 

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

FEDE TRA LA TRAPPOLA E IL FANGO
Il giornalista di Mediaset non è il solo a finire sulla graticola dei pm e dei media. Ci finiscono davvero tutti. La schedatura delle persone in transito ad Arcore non risparmia nessuno. L’informativa della cena del 22 agosto 2010, a esempio, sì apre con i movimenti del premier: «L’invito alla cena è giunto da Silvio BERLUSCONI (tutto maiuscolo, non sia mai sfuggisse alla lettura dei parlamentari dell’opposizione) che contatta o viene contattato dalle ragazze, invitandole direttamente o tramite alcune di loro (...). Le ragazze si chiamano l’una con l’altra per avere notizie sull’organizzazione della cena, cosa che rende difficile ricostruire i passa parola e chiarire le modalità con cui la cena viene organizzata». Si parla sempre di cena, mai di dopo cena. È così difficile ricostruire i vari passaggi che non si hanno problemi a mettere in mezzo alcune parlamentari del Pdl presenti, come Maria Rosaria Rossi, intercettata in tutte le salse su telefoni altrui, le cui parole - solo in teoria tutelate dall’immunità parlamentare - finiscono tranquillamente sulle carte trasmesse a Roma dalla procura di Milano. La chiacchierata scherzosa con Emilio Fede del 24 agosto, che ha per oggetto il bunga bunga, è interamente trascritta a pagina 169 dell’invito a comparire per Silvio Berlusconi. L’oggetto è sempre lo stesso, ma la domanda sorge scontata: queste cene si trasformano automaticamente in festini orgiastici, come ci lasciano intendere alcune ricostruzioni stampa basate su intercettazioni tutte da riscontrare? Anche qui, ci sono prove certe, inattaccabili, incontestabili dei party erotici? Agli atti c’è chi dice di sì, chi giura di no, chi non si sbilancia. A spulciare con attenzione le 389 pagine del documento giudiziario qualche dubbio sorge, e non per spirito di parte. Quando Emilio Fede commenta con Lele Mora la serata del 25 agosto, una di quelle considerate «sospette» dalla procura, si lascia andare a racconti che dimostrano tutt’altro: «Poi, sai, eravamo in otto persone, non più di dieci, forse, niente poi era stanco (...). C’era una di quelle di Napoli, un di quelle del meteo, poi c’era Annina in partenza per la Romania, c’era l’onorevole quella simpatica, poi c’era la moglie del pianista, la moglie di Danilo, quella che canta, poi c’era Iris, neanche so come si chiama». Moglie, amici, conoscenti. Tutti al bunga bunga? Anche il passaggio della intercettazione in cui Barbara F e Sabrina A citano il giornalista Carlo Rossella, presidente di Medusa, è pazzesco. «Bene, allora, c’era anche un produttore importante, il produttore di Medusa. Bene! bene! Era pieno di gente. Una ventina di ragazze, pieno, era pieno». Sesso? Macchè. E allora perché buttare in mezzo Rossella? Ancora la testimone della procura, l’asso nella manica dei pm coordinati da Ilda Boccassini. Cosa dice del Bunga Bunga M.T. che è stata ad Arcore il 19 settembre? Parla di una cena. «C’erano anche Emilio Fede e Carlo Rossella (...). La cena consistette in una caprese, verdure, pollo grigliato e poi gelato. Durante la cena il presidente sollecitò alcuni suoi collaboratori a prelevare degli omaggi per le ragazze presenti». E poi? «Berlusconi cominciò a cantare, mi dedicò una canzone francese(...). I canti furono accompagnati da balletti tipo trenino». Insomma «durante la cena non è successo di particolarmente strano». Solo dopo «sentii alcune delle ragazze dire “scendiamo al Bunga Bunga” che poi ho capito essere in riferimento a un locale al piano di sotto dove è allocata una sorta di discoteca». Qui, il massimo del peccato, «divanetti, un palo da lapdance» e ovviamente ragazze «in abiti succinti» o in «atteggiamenti con connotazioni equivoche ma senza che si siano mai stati consumati atti sessuali in mia presenza». Leggete bene: senza che siano mai stati consumati atti sessuali.