Fede

Fede, Fides, era il nome di una fanciulla dodicenne, patrizia gallo-romana di Agen (oggi in Francia). Durante una persecuzione del III secolo (non sappiamo quale) fu trascinata in tribunale insieme al cristiano Caprasio, che potrebbe essere stato il suo pedagogo. I dodici anni era l’età legale in cui una donna romana poteva sposarsi, perciò una specie di maggiore età (ma che tuttavia non la esimeva dall’obbligo di tutela, del padre o del marito, o del tutore se del caso). Sappiamo che non poche delle martiri cristiane dei primi secoli vennero uccise perché rifiutavano di sposarsi con l’uomo che era stato loro scelto, cosa inammissibile per la mentalità del tempo. L’insubordinazione, in verità, era frutto della loro nuova consapevolezza cristiana e del concetto di «persona», titolare di diritti, che il cristianesimo aveva esteso ad ogni essere umano. Non sappiamo se questo fu il caso di Fede, che venne ingiunta dal prefetto Daciano di compiere il prescritto sacrificio agli idoli statali. Per meglio convincerla, la ragazza fu torturata su una graticola rovente. Ma non ci fu nulla da fare, sia lei che Caprasio finirono decapitati. Il culto di Fede fu diffusissimo nel Medioevo. Si pensi che un monaco di Conques fu segretamente inviato ad Agen dal suo abate per trafugarne la reliquia. Ebbene, quello ad Agen ci stette dieci anni, durante i quali si guadagnò la fiducia del clero locale fino a farsi nominare canonico del santuario. Al momento opportuno effettuò il colpo e si involò. Furono proprio i monaci di Conques a rivelarlo, secoli dopo, per dimostrare l’autenticità della reliquia. www.rinocammilleri.it