Federalismo approvato: cosa cambia davvero

Dopo un pareggio in Commissione bicamerale un Consiglio dei ministri straordinario <strong><a href="/interni/ecco_decreto_parte_federalismo/04-02-2011/articolo-id=503679-page=0-comments=1">vara il decreto sul fisco municipale</a></strong>. Vediamo, punto per punto, cosa cambia davvero, tra cedolare sugli affitti, addizionali, tassa di soggiorno e Imu. Lotta all'evasione: gli enti locali potranno incamerare il 50% delle somme recuperate ai contribuenti infedeli

Roma - Il federalismo fiscale municipa­le non si ferma. Lo stop imposto ieri dalla Bicamerale è stato solo parziale perché il Consiglio dei ministri, con­vocato in serata, ha riproposto nuova­mente il decreto attuativo in una nuo­va versione modificata rispetto a quella licenziata ad agosto, soprattut­to sulla base dei contributi dell’Anci. La confusione sulla materia, tuttavia, è tanta perché le strumentalizzazioni dell’opposizione hanno diffuso timo­ri ingiustificati nell’opinione pubbli­ca, soprattutto tra le imprese. Ecco perché è necessario comprendere be­ne quale sia la portata del provvedi­mento.

Il principio-guida
L’obiettivo è di spo­stare dallo Stato ai Comuni, a partire dal 2014, il 30% del gettito di alcuni tributi: imposta di registro, ipoteca­ria e catastale, Irpef su redditi fondia­ri non agrari ( cioè sulle rendite immo­biliari), imposta di registro sui cano­ni di locazione. Le entrate devolute si attestano a circa 15 miliardi di euro. L’autonomia finanziaria dei Comuni deve essere compatibile con gli impe­gni del Patto di stabilità. Il gettito per­ciò resterà sostanzialmente invariato e i cittadini, pertanto, non pagheran­no di più. Il provvedimento è fiscal­mente neutro.

La fase transitoria
Dal 2011 al 2013 sa­rà un attivo un Fondo sperimentale di riequilibrio (Fsr) per consentire so­prattutto ai Comuni più piccoli di non risentire degli effetti negativi del­la contestuale riduzione dei trasferi­menti statali. A questo proposito, bi­sogna ricordare che da quest’anno la compartecipazione Irpef dei Comu­ni salirà dallo 0,75% al 2. Il parere del­la commissione Bilancio del Senato di cui il governo ha tenuto conto invi­ta a una compartecipazione dell’Iva e non dell’Irpef per garantire una di­stribuzione più equilibrata. Dal 2014 in poi l’Fsr sarà sostituito dal Fondo di perequazione previsto dalla legge istitutiva del federalismo fiscale.

La cedolare sugli affitti
La cedolare su­gli affitti, previa opzione da parte del contribuente, sostituirà l’Irpef sulle locazioni e la relativa addizionale re­gionale e comunale. L’aliquota della cedolare viene fissata al 21% per i con­­tratti a canone libero ed al 19% per quelli a canone concordato. È previ­st­a inoltre la sospensione dell’aggior­namento del canone di locazione per tutta la durata di applicazione al con­tratto del regime cedolare. Ai Comu­ni andrà dal 2012 il 21,6% del gettito (il 21,7% nel 2011). Per molti contri­buenti si dovrebbe concretizzare un bel risparmio giacché agli affitti, at­tualmente, si applica l’aliquota mar­ginale Irpef più elevata. Una quota delle entrate dovrebbe essere desti­nata a provvedimenti in favore degli inquilini.Non è passata,invece,l’ipo­tesi di uno sgravio fiscale per gli affit­tuari. Il governo, in ogni caso, ha pro­messo di tener conto delle esigenze dei locatari di immobili.

L’Imu
Dal 2014 in poi al posto dell’Ici per immobili diversi dall’abitazione entrerà in vigore l’imposta municipa­le propria ( Imu), fissata al 7,6 per mil­le. Per i titolari di seconde case e altri immobili è previsto un risparmio, mentre l’aliquota del 7,6% è più alta rispetto alla media (6,4%) finora ap­plicata agli immobili strumentali co­me i capannoni.

L’imposta municipale facoltativa
I Co­muni potranno inoltre istituire un Imu secondaria per gli immobili a uso abitativo. L’imposta sostituisce alcune specifiche forme di prelievo dei Comuni come il canone per l’oc­cupazione di spazi pubblici e l’impo­sta comunale sulla pubblicità.

Nuove aliquote
Abbassate le aliquote di tassazione delle transazioni immo­biliari: al 2% nel caso di prima casa di abitazione e al 9% negli altri casi. Quelle attuali sono stabilite rispetti­vamente al 3 e al 10%.

Addizionali
I Comuni avranno la fa­coltà di aumentare l’addizionale Ir­pef. Tale possibilità riguarda quegli enti che finora non hanno fissato l’ad­dizionale oltre la percentuale del 4 per mille, che rappresenterà il limite massimo raggiungibile. I criteri sa­ranno definiti con un provvedimento amministrativo.

La lotta all’evasione
Incentivato il ruo­lo dei Comuni nell’attività di accerta­mento tributario. Il 50% del maggior gettito sarà attribuito all’ente locale anche in via provvisoria sulle somme riscosse, salvo conguaglio sugli im­porti definitivamente introitati. I Co­muni scenderanno in prima linea nel­la lotta all’evasione fiscale,soprattut­to sul versante immobiliare.

La tassa di soggiorno
Altri elementi previsti nella nuova versione del de­creto concernono l’introduzione del­l’imposta di soggiorno (fino a 5 euro per notte) e di un’imposta di scopo da destinare alla realizzazione di ope­re pubbliche.