Federalismo, domani la riforma in Consiglio

Il tersto sarà sottoposto al vaglio dei ministri, ma non votato. Resistenze da An. Berlusconi media: &quot;La questione va chiusa al più presto&quot;. E il Senatur fa dietrofront sulla Gelmini. <strong><a href="/a.pic1?ID=289308">Cota: &quot;E' sbagliato considerarci un pericolo&quot;</a></strong>

Roma - «La questione va chiusa al più presto». Non ha dubbi Silvio Berlusconi e nelle sue tante telefonate della giornata lo ripete a più di un interlocutore. Che la Lega stia premendo sull'acceleratore per provare a dettare i tempi del federalismo fiscale è una cosa che non lo mette certo di buon umore («c'è troppo protagonismo», ha confidato ai suoi collaboratori), ma molto peggio sarebbe andare incontro a giorni di logoramento che inevitabilmente culminerebbero nella manifestazione del Carroccio in programma domenica a Venezia.

L’invito Così, nonostante gli appuntamenti internazionali, il premier ha iniziato a dedicarsi alla pratica federalismo con una certa assiduità. Perché - lo ha detto per telefono anche a Umberto Bossi - «se ci sediamo a un tavolo io e te una soluzione la troviamo». E l'incontro - salvo imprevisti, visto che a pranzo il Cavaliere è atteso a Londra per un faccia a faccia con Gordon Brown - dovrebbe essere già stasera a Palazzo Grazioli. Solo allora si saprà davvero come si chiuderà la querelle sul federalismo fiscale, che è ormai diventata più una questione di tempi che di merito (anche perché trattandosi di un disegno di legge delega il testo resta ancora piuttosto fumoso). La Lega, infatti, vuole che sia discusso in Consiglio dei ministri già domani, così da sperare di ottenere il via libera ai decreti delegati per l'inizio del 2009, giusto in tempo per le elezioni europee e per le amministrative.

Meriti condivisi Gli alleati - soprattutto Alleanza nazionale - continuano però a frenare, perché - spiega uno dei colonnelli di via della Scrofa - «la riforma deve essere un merito di tutto il governo e non una bandierina che Bossi può sventolare a piacimento in campagna elettorale per svuotare il Pdl al Nord».
Così, almeno a breve termine, il punto di mediazione più probabile è quello di portare sì il testo all'esame del Consiglio dei ministri (circostanza che infatti il ministro Raffaele Fitto non esclude) ma senza approvarlo. Bossi avrebbe un risultato da presentare ai leghisti riuniti in laguna ma senza che la maggioranza si sia fatta dettare l'agenda dal Carroccio.

Strada in discesa Insomma, nonostante gli attriti degli ultimi giorni la strada sembra in discesa già da ieri mattina, quando della questione hanno parlato a lungo in aereo Berlusconi, Roberto Calderoli e Giulio Tremonti. Tanto che ancora ieri sera Bossi è tornato sulla querelle con Mariastella Gelmini con toni a dir poco concilianti («sul maestro unico sono d'accordo»).
I problemi veri, però, arriveranno quando si andrà a discutere la riforma nel merito. E allora sì che le fibrillazioni degli alleati - di An in particolare - si faranno sentire. Perché a via della Scrofa - ma la perplessità la condividono anche in Forza Italia - non c'è un colonnello che non tema le ripercussioni elettorali della riforma. Che ha ancora molti punti oscuri, per non dire critici. Primi fra tutti la possibilità per i Comuni di tassare la casa (che sarebbe vista dall'elettorato come un via libera del governo a reintrodurre l'Ici), la perequazione verticale e non orizzontale e la regionalizzazione dell'Irpef.

Accordo politico Anche per questo il Cavaliere punta a chiudere al più presto un accordo politico. Perché è vero che con il disegno di legge delega le commissioni parlamentari hanno solo potere consultivo sui decreti delegati, ma è pur vero che se An decidesse di mettersi di traverso e allungare i tempi avrebbe dalla sua Gianfranco Fini.