«Federalismo equilibrato, il Sud non abbia paura E ora avanti col dialogo»

Roma«È il primo passo, molto importante, decisivo. Adesso, però, dobbiamo proseguire su questa strada, con l’obiettivo di affinare, integrare, migliorare. Grazie al confronto, al dibattito in Parlamento e in sede di Conferenza unificata con gli enti locali».
Ministro Fitto, la Lega però festeggia per il via libera al disegno di legge sul federalismo fiscale, incassato al Senato.
«È giusto. Chi ne ha fatto per anni una propria bandiera politica, oggi deve esultare. Ma allo stesso tempo, è giusto ricordare che vi è stato un apporto decisivo, un sostegno forte ed articolato da parte del Popolo della Libertà».
Quindi, sembra di capire, paternità condivisa con gli alleati del Carroccio?
«Non c’è dubbio. Il nostro partito ha rappresentato un valore aggiunto importante, che ha permesso di tenere insieme Nord e Sud. E il secondo non subirà alcuna penalizzazione».
Grazie, innanzitutto, alla perequazione verticale dallo Stato alle Regioni?
«Sì, ma anche per la copertura integrale del 100% delle spese per chi, avendo minori entrate fiscali, avrebbe avuto difficoltà nell’erogazione dei servizi primari. E senza dimenticare le addizionalità previste per alcune aree specifiche. Insomma, grazie anche all’azione del Pdl sono stati inseriti forti elementi di riequilibrio».
Dopo il primo passaggio chiave a Palazzo Madama, che ha visto astenersi Partito democratico e Italia dei Valori, a fronte del “no” invcece dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, adesso il dibattito politico è tutto incentrato sui conti, sui numeri reali da «tirare fuori» prima possibile.
«Il tema dei conti è difficile da chiarire. Si tratta di un lavoro articolato e non so quanto tempo sia necessario per trovare una condivisione sui dati. C’è bisogno di un passaggio ulteriore, perché è complesso trovare un punto d’equilibrio tra Comuni, Province, Regioni e governo. Ecco perché sono previsti anche i decreti attuativi. Ma detto questo, va sottolineato un concetto».
Dica pure.
«Il provvedimento, prima varato dal Consiglio dei ministri e poi discusso in Senato, è stato frutto di una scelta consapevole e contiene le linee guida, condivise dagli enti locali».
Quali sono?
«Le direttrici sono tre. Piena responsabilità dei pubblici amministratori, miglioramento della qualità della spesa pubblica, passaggio dalla spesa storica ai costi standard. Questi sono i concetti base».
Tornando ai tempi, si parla di road-map accelerata.
«Bisogna fare velocemente, ma non rapidamente».
Cioè?
«Il federalismo fiscale rappresenta un passaggio molto importante per il nostro Paese. E va maneggiato con la massima attenzione, con la giusta velocità, in modo da coniugare le esigenze dei diversi territori alla garanzia di unitarietà. Per questo motivo, ripeto, vista la delicatezza della questione, il lavoro che abbiamo davanti dovrà essere teso ad affinare, ove possibile, il progetto. E, in vista dell’esame della Camera, bisogna tenere costantemente aperto il confronto con gli enti locali».
Intanto, però, c’è chi continua ad accusarvi di aver penalizzato, così, il Meridione.
«Guardi, non è assolutamente vero».
Dunque?
«Il Sud non ha nulla da temere, anche perché al momento le critiche sono generiche, non giustificate in alcun modo. E sono legate semmai alla fotografia attuale del Paese, non allo scenario futuro che si aprirà una volta che il federalismo sarà operativo. Si tratta di una grande opportunità per tutti, che aprirà una stagione nuova».
Una stagione nuova sembra essersi aperta anche con l’opposizione. E lo testimonia, tanto per cominciare, l’astensione del Pd di Walter Veltroni dal voto di giovedì nell’Aula del Senato. Si tratta di un fatto episodico, secondo lei, o il metodo intrapreso è giusto e va seguito?
«Penso si tratti di un segnale positivo, che mi auguro si possa ripetere anche in futuro, nell’ambito del capitolo complessivo delle riforme. A cominciare dal versante giustizia, per poi proseguire. In ogni caso, non penso sia possibile aprire un canale di dialogo con il Pd senza presentarsi con una posizione forte, condivisa da tutto il governo. Nel caso del federalismo ciò è avvenuto. E il metodo costruttivo va seguito anche in futuro. In definitiva, si tratta di un’esperienza importante, di cui far tesoro».