Con il federalismo fiscale 654 milioni in più

Con un federalismo fiscale minimo, la Lombardia avrebbe 654 milioni di maggiori entrate, circa 720 euro in più per ciascun abitante. Il totale delle entrate della Regione aumenterebbe del 3,78 per cento, arrivando a 17 miliardi. L’analisi di impatto arriva dalla Confindustria lombarda, si basa su uno studio del professor Federico Biagi (Università di Padova e Sda-Bocconi) e ipotizza una situazione molto vicina a quella che sembrava potesse uscire dalla mediazione tra Regioni e governo. Fino al voltafaccia di giovedì scorso, che ha sconcertato gli industriali (e non solo). Uno stop arrivato nonostante il federalismo allo studio a Palazzo Chigi sia comunque molto limitato. La somma di 720 euro, infatti, è ben lontana dal colmare la forbice tra le imposte pagate in Lombardia che restano nel territorio e quelle che si allontanano. Una forbice che sfiora quota cinquemila euro (per l’esattezza, il residuo fiscale è di -4.893 euro). In pratica ciascun abitante della Lombardia dà allo Stato cinquemila euro in più di quel che lo Stato gli restituisce sotto forma di spese per tutte le funzioni (dai servizi fino alle pensioni) nel territorio.
Critico Giuseppe Fontana, presidente di Confindustria Lombardia, che invita Palazzo Chigi a fare i conti anche con la proposta votata pochi giorni fa dalla Regione (e inviata al Parlamento), che prevede di trattenere l’80% dell’Iva, il 15% dell’Irpef statale e l’intero gettito delle accise sulla benzina, dell’imposta sui tabacchi e sui giochi. «Il nuovo testo sul federalismo fiscale presentato dal Governo è un passo indietro - attacca Fontana -. Comunque adesso in Parlamento c’è anche la proposta di legge approvata dalla Lombardia con la quale occorrerà fare i conti. La soluzione della questione settentrionale passa dal federalismo fiscale». Dopo l’allarme infrastrutture rilanciato pochi giorni fa da Bankitalia, Fontana insiste sulla necessità di avere fondi per rimanere competitivi nell’Ue: «La Lombardia deve essere regione leader in Europa. Per esserlo, ha bisogno di più autonomia. Il federalismo fiscale serve per avere più infrastrutture e meno imposte, più risorse da investire per lo sviluppo e per il futuro senza ricorrere alle tasse». La situazione della Lombardia è paradossale anche perché, alla fine della redistribuzione delle risorse, si ritrova a essere la Regione maggiormente penalizzata. A spostare la Regione dalla prima all’ultima della lista sono la redistribuzione dell’Iva, il fondo perequativo, i trasferimenti statali comunitari. Francesco Caracciolo, direttore generale di Confindustria Lombardia, guarda sconsolato le tabelle: «La Regione migliore è nella situazione peggiore. La Lombardia ha le risorse e quindi le tasse pro capite più elevate, ma è la Regione che ha le entrate totali più basse. È chiaro che il meccanismo non funziona, è estremamente penalizzante per la Lombardia. Non è in discussione la solidarietà, ma il meccanismo perequativo dovrebbe avvicinare le altre Regioni alla Lombardia e non addirittura sovvertire del tutto l’ordine».
L’obiettivo, secondo Confindustria, non è rinunciare ad aiutare le altre Regioni meno ricche. Al contrario, bisognerebbe solo rivedere i criteri, ovvero ridurre i fondi a pioggia e sostituirli con una maggiore autonomia fiscale. A questo punto, se tramonta il federalismo made in Roma, è al modello della Regione Lombardia che guardano anche gli industriali.