«Federalismo fiscale entro il 2007? Se il governo vuole è tutto pronto»

Formigoni: «Il 15 settembre primo tavolo per le trattative Competenze e fondi, sarà una rivoluzione su due gambe»

«È un cambiamento epocale. Il nostro è un federalismo non di contrapposizione ma di cooperazione». Roberto Formigoni aspetta il 15 settembre come il punto di partenza del futuro. Il governo, dopo un pressing ai limiti della marcatura a uomo, ha ceduto alle insistenze della Regione Lombardia e ha fissato la data per dare il via alle trattative.
Una vittoria raggiunta anche grazie alla maggioranza trasversale che il governatore ha organizzato intorno ai dodici punti su cui la Lombardia ha chiesto maggiori competenze e autonomia: ambiente, beni culturali, giustizia di pace, organizzazione sanitaria, comunicazione, protezione civile, previdenza complementare integrativa, infrastrutture, ricerca scientifica e tecnologica, università, cooperazione transfrontaliera e sistema bancario regionale (casse di risparmio e aziende di credito a carattere regionale). Insieme alla Cdl hanno votato Margherita, Ds e Verdi. Contrari solo Rifondazione e Comunisti italiani.
Il 15 settembre Prodi e Formigoni si siederanno a un tavolo per trattare il federalismo differenziato. Che cosa cambia per i cittadini?
«Finalmente il governo ha riconosciuto che la Lombardia ha perfettamente ragione e accetto di dare avvio a una negoziazione che consentirà di trasferire le competenze e le risorse alla Regione. È l’avvio del federalismo sulle due gambe, competenze e fondi».
Vuol dire che è ottimista anche sul federalismo fiscale? La bozza licenziata dal consiglio dei ministri è stata giudicata da molti piuttosto vaga.
«La prima gamba del federalismo, ovvero il trasferimento di competenze, parte il 15 settembre. La seconda gamba è in mano al governo e sul disegno di legge le Regioni chiedono più coraggio. Abbiamo risolto il problema del conflitto tra Nord e Sud, adesso chiediamo al governo di sbrigarsi».
Come è stato risolto il conflitto tra il Nord e il Sud?
«Con il superamento del principio della spesa storica a favore del costo standard. Ciascuna Regione ha il diritto di avere la quantità di denaro che le garantisce di poter effettuare il servizio ai costi medi e non a quelli degli enti spendaccioni. Per la Lombardia è un passo avanti formidabile perché è una Regione virtuosa. Nella sanità siamo quattordicesimi per quantità di fondi pro capite e primi per efficienza. Ciò significa che facciamo fruttare bene i soldi. E con questo federalismo può diventare un patrimonio di tutti».
Non si rischia di lasciare indietro le Regioni deboli?
«Introdurremo meccanismi di gemellaggio tra le Regioni. Noi abbiamo cominciato spontaneamente con la Sicilia: tra poco installeranno anche loro la nostra Carta dei servizi e anche noi siamo disponibili a prendere i loro elementi migliori. Non è solo un movimento da Nord a Sud».
Siamo ancora a livello di trattative. Quando si può realisticamente prevedere il via al federalismo? E quando i soldi rimarranno nelle Regioni di partenza?
«Il nostro negoziato può finire entro la fine dell’anno. Anche il federalismo fiscale può essere approvato entro la fine dell’anno. Se c’è la volontà politica, la situazione si può sbloccare in pochi mesi. Tutto è pronto perché il federalismo diventi attuativo per la fine dell’anno».
Si aspetta parere favorevole su tutte e dodici le materie?
«Sono pronto a discutere. Noi abbiamo fatto una richiesta a larghissima maggioranza, sono d’accordo Cisl e Uil, Confindustria, artigiani. Se vogliono approfondire qualcosa siamo disponibili ma non capisco su che cosa potrebbero dirci di no».
A sinistra c’è qualche perplessità sulla sanità.
«Si tratta solo di ristabilire quel che è detto in Costituzione e cioè che la sanità è competenza delle Regioni. In questi ultimi anni ci sono stati conflitti davanti alla Consulta sul ticket e su questioni organizzative, perché il governo ha fatto il furbo su questi temi. Noi puntiamo solo a evitare i contenziosi».
Anche sull’ambiente c’è un contenzioso tra Regione e governo. L’autonomia può giovare?
«Siamo la regione più sfortunata dal punto di vista climatico e la legge sull’aria è riconosciuta da tutti come la più avanzata».
La Regione chiede di trattenere una quota del canone Rai. A quale fine?
«Per potenziare i programmi legati al territorio. Abbiamo bisogno di una Rai più federalista. La tv pubblica sa di perdere quote molto importanti di ascoltatori nel Nord. Con una maggiore autonomia aiuti la Rai e rendi un servizio alla gente».
Quali novità prevede per le infrastrutture?
«Abbiamo dimostrato con la Cal (la società concessionaria delle autostrade mista Regione-governo) di sapere avere intuizioni vincenti. Per questa via diminuiscono i costi e i tempi e le altre Regioni cominciano a copiarci».
Perché manca la scuola tra le materie per le quali la Regione chiede l’autonomia?
«L’abbiamo lasciata fuori per evitare conflitti. Cerchiamo soluzioni e non scontri».
Alla fine di tutto questo processo, quanti soldi in più rimarranno in Lombardia? Diminuiranno le tasse?
«Non è il modo corretto di porre la questione. Il modo corretto è dire che il prelievo diventa più trasparente. Si sa chi preleva i soldi e come li utilizza. Non è che abbiamo soldi in più e allora sciambola: avremo soldi per affrontare problemi. A poco a poco ci saranno anche dei risparmi e alla fine l’obiettivo è far pagare meno tasse a tutti».