Federalismo fiscale, ok alla bozza

Il consiglio dei ministri vara il disegno di legge delega, ma due ministri si astengono. L’opposizione di centrodestra attacca: "Un testo ambiguo"

Roma - «Un passo in avanti davvero importante» si autoincensa il governo (quasi) al completo. «La montagna ha partorito un topolino» chiosa ironicamente l’opposizione. La riforma sul federalismo fiscale emette il primo vagito con l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri. «Il voto è stato unanime» recita il comunicato ufficiale. «Ferrero e Pecoraro Scanio si sono astenuti» è la voce che trapela subito dopo da Palazzo Chigi. Il titolare del Lavoro avrebbe sottolineato il rischio di sperequazione fra aree ricche e povere del Paese. Il responsabile dell’Ambiente avrebbe motivato la sua scelta spiegando che, nel provvedimento, c’è poca attenzione per le esigenze dei Comuni.
Danno fiato alle trombe Linda Lanzillotta, ministro per gli Affari regionali e Barbara Pollastrini (Pari opportunità): «Il disegno di legge delega è un importante passo avanti dopo cinque anni di immobilismo. Ora il ddl va alla Conferenza Stato-Regioni-città in forma aperta per i miglioramenti che da quel tavolo potranno venire». Maurizio Sacconi, responsabile Lavoro di Fi, parla invece di «un testo ambiguo» e troppo generico. Divisa la Lega. Per Calderoli il ddl è «un bell’esempio di centralismo», per Maroni è invece «una buona cosa. Valuteremo i contenuti e non escludo che si possa sostenerlo».