Il federalismo fiscale unica ricetta per evitare una beffa come l’Ici

LA RABBIA Chi è più virtuoso spesso riceve meno attenzioni di chi ha voragini nei conti

(...) La partita, che sembrava essere avviata verso la disfatta, è stata miracolosamente pareggiata durante l’ultima riunione del Cipe, dove finalmente sono stati stanziati i fondi necessari per le infrastrutture lombarde. Anche se alla fine i soldi sono saltati fuori (e sulla carta sono tanti) è evidente però che non si può andare avanti così a lungo: senza la possibilità di programmare le proprie finanze autonomamente e dovendo dipendere dalle solite riunioni a Roma, un comune virtuoso rischia di ritrovarsi sempre con il cerino in mano. Nelle contrattazioni per ottenere denari infatti tende ad essere sempre premiata l’emergenza a tutto discapito della virtù. Annotava giustamente Sergio Rizzo, in un suo articolo di ieri, che a Milano spetta il “buco” più grande tra il vecchio introito dell’Ici e i trasferimenti compensativi dello Stato: la cosa non deve stupire più di tanto, infatti queste “compensazioni” sono sempre figlie di una media e chi era più efficiente nella riscossione prima si trova penalizzato dopo. Anche il cosiddetto “patto di stabilità interno”, ideato per mettere un freno alle spese fuori controllo degli enti locali, come il suo fratello maggiore europeo ha il difetto di essere ciclico. Negli anni di difficoltà non consente infatti ai comuni di spendere per contrastare la crisi, mentre le risorse in più ottenute negli anni “virtuosi” tendono ad essere spese al volo magari quando non serve, prima che si formino “tesoretti” che rischiano di essere scippati per rattoppare le spese di qualche altro ente “cicala”. A questo punto sembra evidente che, se pur con buona volontà (e i fondi stanziati venerdì per strade, Expo e metropolitana sono una prova tangibile di una ritrovata attenzione del Governo per Milano), si sta navigando a vista, o meglio, si permane in una fase di transizione che non può durare. Tornare indietro non si può perché significherebbe rischiare il liberi tutti, con le spese senza controllo che fioccherebbero come in un brutto passato. Aumentare i tributi locali senza abbassare quelli generali sarebbe intollerabile. Come se ne viene fuori? Ebbene, date le premesse l’unica via d’uscita sarà il federalismo fiscale, posto che venga congegnato in modo da responsabilizzare i comuni non sul mettere nuovi tributi, ma sulla efficiente riscossione dei vecchi. A quel punto se gli enti locali dovranno mettere la faccia sia sulle spese (che piacciono a tutti) ma anche sulle entrate (che non piacciono a nessuno) i cittadini avranno elementi oggettivi per valutare i propri amministratori, magari evidenziando bene quanti sono i trasferimenti interni in uscita e in entrata. Altrimenti come al solito continuerà a vincere quello che contratta meglio a Roma, criterio non efficiente né morale.
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