Federalismo, la Lega lancia la sfida della Camera con due deputati del Sud

Saranno Antonio Leone e Antonio Pepe, entrambi del Pdl ed entrambi pugliesi, i relatori di maggioranza del provvedimento a Montecitorio. Il voto in Aula è previsto per la seconda settimana di marzo

Saranno due deputati del Sud, a dare il via alla battaglia delle battaglie per la Lega Nord, la sfida finale sul federalismo fiscale che, dopo il via libera del Senato la settimana scorsa, sbarca adesso alla Camera. Il Carroccio ha scelto due relatori «di peso» per il provvedimento che considera un fiore all'occhiello: saranno il vicepresidente della Camera Antonio Leone e Antonio Pepe ad accompagnare il passaggio a Montecitorio del disegno di legge sul federalismo fiscale. L'annuncio è arrivato questa mattina durante l'ufficio di presidenza delle commissioni Bilancio e Finanze chiamato a redigere un primo calendario dei lavori. La scelta dunque è caduta su deputati di spicco del Pdl e non della Lega, ed entrambi pugliesi: Leone è di Putignano, in provincia di Bari, Pepe invece è foggiano e di professione notaio. A testimoniare l'importanza del ddl per il governo e il Carroccio in particolare, alla riunione delle due commissioni hanno partecipato anche il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli e delle Riforme per il federalismo Umberto Bossi. Il ddl sul federalismo fiscale comincerà il 10 febbraio il suo iter alla Camera. L'approdo all'aula è previsto per la metà di marzo. L'ufficio di presidenza delle commissioni Bilancio e finanze di Montecitorio ha stabilito che il ddl comincerà il suo esame il 10 febbraio con una serie di audizioni che proseguiranno per tutta la settimana. La settimana successiva si terrà la discussione generale e dal 2 marzo si voteranno gli emendamenti. La settimana successiva il ddl potrebbe dunque arrivare all'aula della Camera. La partita di Montecitorio è considerata più complessa di quella conclusasi con l'approvazione del provvedimento a Palazzo madama. Se al Senato infatti il Pd e l'Idv si sono astenuti, con un segnale di apertura alla maggioranza visto l'accoglimento di diverse proposte al testo da parte del centrosinistra, alla Camera il leader del Pd Walter Veltroni ha annunciato che il via libera da parte dell'opposizione non è sarà scontato. Per la Lega, comunque, trattasi di sfida determinante, tanto che il Senatur ha annunciato che, alle prossime amministrative, il Carroccio si alleerà soltanto con chi abbia dato parere favorevole al provvedimento. Una porta chiusa a Pier Ferdinando Casini, quindi, «in qualunque realtà, anche locale», dopo che in Senato solo i sei dell'Udc hanno dato voto contrario. L'ufficializzazione di una scelta già chiara da settimane arriva con una nota della Segreteria leghista, in cui si riferisce della decisione di Umberto Bossi di dare mandato a Roberto Calderoli di stendere le linee guida per la campagna elettorale, ma «stabilendo già da subito che i possibili accordi con le altre forze politiche in qualunque realtà, anche locale, sono subordinati al voto favorevole delle stesse effettuato, la settimana scorsa, sul federalismo fiscale». Sulla questione gli alleati del Pdl scelgono toni soft. «Mi aspetto una valutazione caso per caso», spiega il reggente di An Ignazio La Russa, che pone come unica pregiudiziale il no al “doppio forno”: «Per noi il discrimine non è l'atteggiamento in Parlamento, dove l'Udc è all'opposizione ed è libera di votare come crede. L'unica cosa che l'Udc non può fare, se vuole allearsi con noi, è fare anche alleanze con il Pd. Non può stare un po' di qua e un po' di là. Se invece sceglie di stare al centro, allora possiamo anche immaginare qualche alleanza a livello locale».