Federalismo, primo ok del cdm. Bossi esulta Nuovi finanziamenti ai Comuni senza l'Ici

Semaforo verde dal Consiglio dei ministri all'accordo sul federalismo: più autonomia alle città metropolitane, no all'imposta sugli immobili, sì alla tassa di scopo per comuni e province. Berlusconi soddisfatto dell'accordo: &quot;Maggioranza blindata&quot;<br />

Roma - Più autonomia alle città metropolitane, no all'imposta sugli immobili, sì alla tassa di scopo per comuni e province. E dai risparmi tagli alla pressione fiscale. Il leader del Carroccio Umberto Bossi è soddisfatto del primo via libera ottenuto in Consiglio dei ministri al federalismo fiscale. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è soddisfatto per il risultato raggiunto: "Ora la maggioranza è blindata più che mai".

La struttura della bozza Calderoli La bozza di disegno di legge sul federalismo fiscale approvata oggi dal Consiglio dei Ministri è composta da 22 articoli contenuti in 8 capitoli. Il primo capitolo si intitola "Contenuti e regole di coordinamento finanziario" e va dall’articolo 1 all’articolo 4: articolo 1 (Ambito ed intervento); articolo 2 (Oggetto e finalità); articolo 3 (commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale); articolo 4 (Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica). Il secondo capitolo, "Rapporti finanziari Stato-Regioni", va dall’articolo 5 all’articolo 8: articolo 5 (Principi e criteri direttivi relativi ai tributi delle regioni a statuto ordinario e alla compartecipazioni al gettito dei tributi erariali); articolo 6 (Principi e criteri direttivi sulle modalità di esercizio delle competenze legislative e sui mezzi di finanziamento); articolo 7 (Principi e criteri direttivi in ordine alla determinazione dell’entità e del riparto del fondo perequativo a favore delle Regioni); articolo 8 (principi e criteri direttivi concernenti il finanziamento delle funzioni trasferite alle Regioni). Il capitolo 3 si intitola "La finanzia degli enti locali" e va dall’articolo 9 all’articolo 11: articolo 9 (Principi e criteri direttivi concernenti il finanziamento delle funzioni di Comuni, Province e città metropolitane); articolo 10 (Principi e criteri direttivi concernenti il coordinamento e autonomia tributaria degli Enti locali); articolo 11 (Principi e criteri direttivi concernenti l’entità e il riparto dei fondi perequativi per gli Enti locali). Il capitolo 4 si intitola "Finanziamento delle città metropolitane" e comprende l’articolo 12 e 13. Articolo 12 (finanziamento delle città metropolitane); articolo 13 (finanziamento e patrimonio di Roma capitale). Il capitolo 5 si intitola "Interventi speciali" e si compone del solo articolo 14 (Interventi di cui al quinto comma dell’articolo 119 della Costituzione). Il capitolo 6 è composto dall’articolo 15 intitolato "Coordinamento e disciplina fiscale dei diversi livelli di governo". Il settimo capitolo si intitola "Patrimonio di Regioni ed Enti Locali" ed è composto dall’articolo 16 (patrimonio di Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni). Infine, il capitolo ottavo, ’Norme transitorie e finalì, va dal’articolo 17 al 22. Articolo 17 (Principi e criteri direttivi concernenti norme transitorie per le Regioni); articolo 18 (principi e criteri concernenti norme transitorie per gli Enti locali); articolo 19 (principi e criteri direttivi relativi alla gestione dei tributi e delle compartecipazioni); articolo 20 (coordinamento della finanza delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome); articolo 21 (salvaguardia finanziaria); articolo 22 (abrogazioni). 

Autonomia alle città metropolitane Maggiore autonomia sul versante delle entrate e delle spese anche alle città metropolitane. "Il finanziamento delle funzioni delle città metropolitane è assicurato anche attraverso l’attribuzione di specifici tributi in modo da garantire loro una più ampia autonomia di entrata e di spesa in misura corrispondente alla complessità delle medesime funzioni - si legge nella bozza - la legge statale assegna alle Città metropolitane tributi e entrate proprie anche diverse da quelle assegnate ai Comuni nonchè disciplina la facoltà delle Città metropolitane di istituire tributi nelle materie rientranti nelle loro funzioni fondamentali". Sempre nello stesso articolo si prevede anche, "in materia di aree metropolitane", che "il finanziamento delle funzioni dei relativi Comuni capoluogo in modo da garantire loro una più ampia autonomia di entrata e di spesa in misura corrispondente alla complessità delle medesime funzioni". Inizialmente era previsto un tetto di 350mila abitanti, ma nella versione finale questo limite è stato cancellato. 

Salta l'imposta sugli immobili Salta il riferimento all’imposizione immobiliare. Il provvedimento prevede che riguardo alle "fonti di finanziamento degli Enti locali" sia lo "Stato a individuare tributi propri dei Comuni e delle Province; a definire i presupposti, soggetti passivi e basi imponibili; a stabilirne le aliquote di riferimento valide per tutto il territorio nazionale". Più avanti si legge poi che "oltre alla previsione relativa all’attribuzione agli enti locali di compartecipazioni ed addizionali ai tributi erariali e regionali, si prevede che i decreti legislativi individuino, oltre alle compartecipazioni al gettito di tributi erariali, un paniere di tributi propri, rispettivamente dei Comuni e delle province che consegua all’attribuzione agli stessi comuni e province di tributi o parti di tributi già erariali o di addizionali, con una garanzia di adeguata flessibilità, al fine di conseguire il finanziamento delle relative funzioni unitamente alla risorse derivanti dal fondo perequativo".

Dai risparmi tagli alla pressione fiscale I decreti legislativi "individuano i meccanismi idonei ad assicurare che le maggiori risorse finanziarie rese disponibili a seguito della riduzione delle spese determinino una riduzione della pressione fiscale dei diversi livelli di governo". Il capitolo relativo alla salvaguardia finanziaria prevede anche che "l’attuazione della presente legge deve essere compatibile con gli impegni finanziari assunti con il patto europeo di stabilità e crescita". Nell’ultima versione del testo è saltato però il divieto di "oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato e la finanza pubblica nel suo complesso", così come invece prevedeva la bozza precedente. Il capitolo relativo alla salvaguardia finanziaria prevede inoltre una stretta per evitare la "duplicazione di funzioni". I decreti legislativi dunque garantiranno "la coerenza tra il riordino e la riallocazione delle funzioni e la dotazione delle risorse umane e finanziarie, con il vincolo assoluto che al trasferimento delle funzioni corrisponda un trasferimento del personale tale da evitare ogni duplicazione di funzioni".

Quote aggiuntive per Roma capitale L’articolo 13 della bozza del disegno di legge sul federalismo fiscale approvato oggi dal Consiglio dei ministri prevede lo stanziamento di più fondi per Roma. Nel testo si stabilisce l’assegnazione, con decreto legislativo, delle risorse alla città di Roma, "tenendo conto delle specifiche esigenze di finanziamento derivanti dalla copertura degli oneri conseguenti al ruolo di capitale della Repubblica". In particolare, il ddl prevede che siano assegnate "alla città di Roma, in quanto capitale della Repubblica, specifiche quote aggiuntive di tributi erariali". Il testo prevede anche "il trasferimento a titolo gratuito, al comune di Roma, dei beni appartenenti al patrimonio dello Stato e non più funzionali alle esigenze dell’amministrazione centrale".

La soddisfazione di Berlusconi Soddisfatto per l’accordo sul federalismo fiscale, non solo per un testo che considera equilibrato, ma soprattutto per le conseguenze che l’intesa raggiunta ieri avrà sulla maggioranza che ora, è sua convinzione, appare più blindata che mai. Chi ha parlato con Silvio Berlusconi descrive così lo stato d’animo del presidente del Consiglio. Nel corso del Cdm, il Cavaliere, ha dapprima caricato i presenti. "Stiamo lavorando bene, come dimostrano i sondaggi che ci danno un consenso molto alto", ha detto il premier secondo il resoconto di alcuni presenti. Il premier ha spiegato inoltre che alcune dichiarazioni potevamo risparmiarcele perchè non servono a nessuno, anzi "ci danneggiano e basta". Insomma, Berlusconi ha lanciato un appello affinchè si evitino divisioni e polemiche inutili che danneggiano l’immagine di un governo che sta lavorando bene. Poi, terminata la riunione, con alcuni si è confidato esprimendo la sua soddisfazione per l’intesa raggiunta. Il premier è consapevole che si tratta di un accordo quadro, i cui dettagli saranno decisi nei prossimi mesi. Ma l’intesa, secondo Berlusconi, mette fine alle tensioni che hanno fatto fibrillare la maggioranza in queste settimane. Ma soprattutto, ha spiegato il Cavaliere ad alcuni interlocutori, l’accordo blinda la maggioranza, stoppando sul nascere il tentativo del Pd che, secondo il presidente, strizzando l’occhio alla Lega ha cercato di infilarsi nel rapporto fra Pdl e Carroccio. Una "blindatura", sottolinea un esponente di spicco del Pdl, che ha un’altra conseguenza: restringe i confini della maggioranza ai partiti vincitori delle passate elezioni. La strada del dialogo con l’Udc, è la lettura di un interlocutore di Berlusconi, è arrivata al capolinea, come dimostra anche l’intesa di massima su uno sbarramento al 5% e senza preferenze alle europee. 

I tempi dettati da Calderoli La discussione in consiglio dei ministri sul federalismo fiscale è andata "bene. È stata rapida perché è stata approfondita nei giorni scorsi. Il primo via libera del consiglio dei ministri è avvenuto oggi". Lo annuncia il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. "L’iter prevede l’approvazione premiale, il passaggio in conferenza unificata e poi l’approvazione definitiva. Quella dipende dal giorno in cui sarà pronto Tremonti con la Finanziaria e il testo sarà approvato congiuntamente". Entro la fine di settembre l’ok defitivo? "Sì, certo. Il 18 andiamo in conferenza e credo che il ministro Tremonti intenda portarla intorno al 20 settembre. È una data di indirizzo. Entro il 15 i ministri devono fornire i numeri, sulla base dei quali lui poi compila le tabelle".

Le reazioni politiche "Nel testo del ddl sul federalismo fiscale non ci sono strappi o tentazioni. Sono certo che favorirà uno sviluppo sostenibile e armonico su tutto il territorio", ha affermato il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi. Il Pdl esulta compatto: "E' la prova della coesione della maggioranza". E mentre si attende un giudizio da parte dell’opposizione, le Regioni, al termine di un incontro con i ministri Calderoli e Fitto e Ronchi, frenano gli entusiasmi: non piace il metodo e si chiedono chiarimenti sulle coperture. "Noi vogliamo il federalismo ma non vogliamo conseguenze negative. Vogliamo la garanzia che le competenze siano adeguatamente finanziate". Così Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni. Errani ha spiegato di "contestare il metodo» perchè «l’impegno era che prima del Cdm ci sarebbe stato un percorso di concertazione. Questo è un fatto negativo. Non siamo entrati nel merito". Tre le questioni preliminari poste dalle Regioni: "La conferenza unificata Stato-Regioni del 18 settembre non sia il momento conclusivo. Ci deve essere una verifica congiunta un adeguato finanziamento delle competenze decentrate". Inoltre, "chiediamo la garanzia che il parlamento possa svolgere un dibattito nel merito approfondito e con il coinvolgimento delle istituzioni locali per andare oltre la propaganda". "Il 18 ci sarà la prima conferenza unificata ma immagino che ce ne sarà una seconda in cui il governo risponderà alle nostre questioni. Non vogliamo dilazionare i tempi ma chiediamo la discussione fondata e garanzie per i cittadini".