Federazione del Polo: Bossi lavora alla bozza Tremonti

da Roma

Arriva nel tardo pomeriggio Giulio Tremonti. E si presenta in quel di Gemonio con una serie di proposte sulla futura Federazione del centrodestra già messe nero su bianco. Quelle poche pagine che il vicepresidente di Forza Italia porta sotto braccio sono di fatto il primo documento ufficiale in cui si affrontano temi e problemi di quell’alleanza permanente tra Forza Italia, An e Lega su cui da mesi spingono Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. E su cui il leader del Carroccio Umberto Bossi ha, pur con molta cautela, detto sì. Già, perché il Senatùr è pure disposto ad andare incontro agli alleati, purché siano messi in chiaro due punti fondamentali. Primo: il progetto della Federazione non ha nulla a che vedere con il partito unico, su cui Bossi continua a manifestare tutta la sua contrarietà e nel quale la Lega non ha alcuna intenzione di confluire. Secondo: è necessario uno Statuto che garantisca al Carroccio la sua autonomia e le sue battaglie, senza che nessuno possa illudersi di «commissariare» l’identità padana. Due questioni di cui a Gemonio - presenti anche l’azzurro Aldo Brancher e il segretario della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti - si è parlato a lungo mentre Bossi sfogliava il dossier di Tremonti (a cui ha dato un deciso contributo anche Gianfranco Fini, che nelle sue vacanze natalizie si è dedicato proprio a buttare giù una bozza di organizzazione della Federazione).
Ma non è stata solo la Federazione l’oggetto della discussione. L’incontro di ieri, il primo del nuovo anno, è stato anche l’occasione per fare il punto sulla questione «legge elettorale». D’altra parte, come spiega Roberto Calderoli, «per discutere di qualunque cosa, dalla Federazione alle amministrative, è prima necessario risolvere il problema del referendum». Verso il quale Berlusconi nicchia, convinto che possa diventare una bomba a orologeria per l’Unione, e la Lega è decisamente contraria. E sul punto Forza Italia, An e Lega stanno lavorando insieme per presentare al ministro Chiti una proposta comune (probabilmente sul modello delle regionali). Così, mentre Roberto Maroni scende a Napoli per confermare il suo «no» al partito unico e Calderoli se ne va in quel di Vicenza per lavorare al rilancio del Parlamento del Nord, Bossi ribadisce a Tremonti la necessità di un accordo nero su bianco sulla riforma della legge elettorale. Solo allora, è il suo ragionamento, si potrà dare il via alla Federazione.