La Federazione vuol tassare gli sponsor agli azzurri Nello sci scoppia la rivolta

La Fisi in piena crisi economica chiede agli atleti della nazionale una percentuale sui contratti pubblicitari. La Karbon si ribella: «Io non pago»

da Torino

Sfodera il suo sorriso, Denise Karbon. E quello sguardo da birba che l'anno passato ha fatto di nuovo avvicinare il grande pubblico allo sci. Sfodera entrambi a Torino, in occasione della presentazione della tessera Fisi in una giornata che dovrebbe servire solo a celebrare la federazione e l'inizio della nuova stagione. E che diventa, invece, l'occasione per mettere alcuni puntini sulle classiche "i". Motivo del contendere: la possibilità che il consiglio federale chieda agli atleti, sostanzialmente obbligandoli, una percentuale sui guadagni derivanti dalle sponsorizzazioni personali. «Non è detto che sia il 30% cui qualcuno ha già accennato - ha precisato il presidente Giovanni Morzenti -. Magari sarà il 20, non lo sappiamo ancora: il tutto non deve essere interpretato come una tassazione, ma come un contributo versato da chi è arrivato ai massimi livelli anche grazie all'aiuto e alle strutture che la Federazione ha sempre pagato». Federazione che per la cronaca non sta benissimo, visto che il deficit si aggirerebbe intorno ai 3 milioni di euro.
Giorgio Rocca ha già fatto sapere di non volerci stare, Max Blardone è sulla stessa linea. E Denise Karbon, capace l'anno scorso di vincere la coppa di gigante grazie a cinque successi tra le porte larghe, va giù dura: «È una questione posta male sia nella sostanza che nei tempi. Non si può mettere sul tavolo un argomento così delicato quando mancano pochi giorni al via della stagione: gli atleti hanno già firmato i rispettivi contratti con le aziende che li seguono, margini di trattativa ulteriore non ce ne sono. Per di più, ci si impedisce quasi di prendere una posizione unitaria visto che siamo sparsi in varie località per gli allenamenti: trovarci tutti insieme diventa un'impresa». Sorrisino da iena simpatica.
E poi ancora: «Se ne potrà semmai parlare a fine stagione, certo non adesso. E comunque il discorso della percentuale non sta in piedi: perché devo essere penalizzata io che vinco? Una soluzione potrebbe essere quella di un contributo fisso da versare da parte degli atleti di Coppa del Mondo». Come avviene per esempio in Francia, peraltro con una cifra quasi simbolica di 1.500 euro l'anno.
«La cifra che incasseremmo sarebbe utilizzata per investire sui giovani», aggiunge Morzenti. La Karbon abbozza: «Il presidente deve capire che i soldi vanno chiesti agli sponsor, non a chi abita la casa della federazione. Ho vinto la coppa di gigante e migliorato le mie condizioni economiche perchè me lo sono meritato: non esiste che, a contratti già firmati, mi si dica che dovrò rinunciare a una percentuale di quanto appena pattuito. Il fastidio c'è: inutile negarlo».
Piero Gros, campione olimpico e vincitore di una coppa del Mondo, prova a trovare una soluzione: «È sbagliato pretendere soldi dagli atleti. Semmai è giusto che gli stessi, quando arrivano al top, si paghino uno staff personale permettendo alla federazione di destinare i soldi alla crescita della base».