Federer minaccia Nadal: «Presto mi ridarai il numero 1»

Lo svizzero è rimasto fuori dal Villaggio: «Troppi autografi». E lo spagnolo trova Starace al primo turno

nostro inviato a Pechino

Prima di brillare di luce altrui raccontando di quel tristone di Federer e di Nadal mattacchione, giusto per onorare l’amor patrio, è necessario un istante di doveroso silenzio pensando con chi inizierà l’olimpiade il nostro Potito Starace. La cabala dagli occhi a mandorla ha deciso che domenica, al primo turno, incontrerà nientepopodimeno che lui, sì, il mattacchione spagnolo ormai numero uno del mondo in attesa solo di burocratica conferma.
Lasciando da parte l’azzurro che di morale non deve star benissimo, l’altro atleta dallo sguardo triste per ben altri motivi è Roger Federer. Lo svizzero appena detronizzato dal furetto spagnolo è da quattro-anni-quattro che medita sofferta rivincita. Ad Atene, infatti, fu eliminato al secondo turno e da quel giorno, nonostante sui campi del Grande Slam abbia mietuto successi a raffica, da quel giorno la figuraccia olimpica gli è sempre rimasta qui: davanti agli occhi, proprio in mezzo, ben visibile tutte le volte che alza lo sguardo pronto al servizio. Per questo Roger ha preparato la sua seconda avventura a cinque cerchi in modo certosino per non dire svizzero, diventando qui a Pechino una figura simile a Michael Jackson, per cui lontano, inaccessibile, misterioso per giorni. «L’ho fatto perché al villaggio olimpico – ha spiegato ieri nella conferenza stampa ufficiale – proprio non potevo stare, mi chiedevano troppi autografi, troppe persone mi fermavano in continuazione e non era l’ideale per prepararsi». Da qui l’hotel super lusso in città e la berlina con autista e vetri oscurati. Il tutto mentre quel mattacchione del suo rivale numero uno se ne stava tranquillamente nel villaggio in mutande in attesa di ricongiungersi con il bagaglio smarrito in aeroporto. Non solo. Si spostava usando la navetta olimpica, sperticandosi in iperboli di complimenti entusiastici sulla bellezza del vivere nel villaggio assieme a tutti gli altri.
Risultato: qui tutti, pubblico e atleti compresi, ora lo adorano, mentre Federer può solo attaccarsi alla bandiera che porterà stasera e sperare di aver superato il momento di crisi. Per la verità, deve sperare anche che il suo compleanno (che cade oggi) proprio nel giorno dell’apertura dei Giochi (l’8 è simbolo di fertilità e quindi di fortuna per i cinesi), lo aiuti. Un segnale, ieri, è arrivato: al secondo turno, Nadal potrebbe dover incontrare l’ex numero uno Lleyton Hewitt o il veterano svedese Jonas Bjorkman.
Lo svizzero sembra però non averci fatto caso, visto che preferisce sottolineare che il suo avversario di domenica, il russo Dmitry Tursunov, è un duro e che «serve bene e colpisce forte la palla». Se non altro si è un poco infastidito quando l’hanno stuzzicato sulla leadership appena persa: «Posso tornare al comando entro fine anno», ha tuonato. Per la verità ha poi detto anche una bugia: «Che cos’è più importante fra un grande slam e l’oro olimpico? Entrambi». Non è vero. Visto come vanno le cose, visto come andarono ad Atene e visto com’è lanciato Nadal, ormai per Roger l’oro di Pechino vale tutto.