Federer re a New York Fa tredici nello slam

Il campione svizzero strapazza Murray in finale negli Us Open, riscatta una stagione amara e vede il record di Sampras: "Spero che il 13 mi porti bene"

Tutto esaurito per la giornata conclusiva di Flushing Meadows, nonostante si giocasse di lunedì pomeriggio a New York. E tutti si aspettavano una grande finale. Da una parte Roger Federer dall’altra un outsider molto atteso: Andy Murray il 21enne scozzese «killer» di Rafael Nadal. Finalmente una novità! Ne conseguiva l’opportunità di risalire sul tetto del mondo da parte del divino Federer, il più amato dei campioni, il tennista dal tocco sublime che quest’anno sembrava avere smarrito l’invulnerabilità. Al termine di una stagione molto travagliata, secondo varie diagnosi, Roger Federer da alcuni maligni veniva dato per spacciato.

All’inizio la mononucleosi, poi la stanchezza, fino ad arrivare ai pettegolezzi circa la crisi sentimentale con Mirka, la sua fidanzata. Ebbene, lunedì notte tutti i castelli di carta son crollati. In meno di due ore, conquistando il suo 13° titolo in un Grande Slam, Federer ha tappato la bocca a tutti ed è resuscitato. Inutile pretendere che oltre all’attesissima vittoria dello svizzero, la finale regalasse un eccellente spettacolo. Purtroppo lo show tanto atteso non c’è stato. Il match si è risolto nel monologo di un campione troppo forte per il suo avversario. Il primo set senza storia s’è concluso per 6-2 e soltanto quando lo svizzero ha avuto un calo nella seconda partita c’è stata una parvenza di battaglia. Anche in quel caso è stato superiore il demerito di Roger rispetto alla bravura di Murray, che ha finito per cedere 7-5. Nel terzo lo svizzero ha messo la parola fine con un 6-2 che avrebbe potuto essere ancora più severo. Pochi i brividi e nessun dubbio circa la conclusione. Quando, dopo l’ultimo 15, tutto lo stadio è scattato in piedi per applaudire la sua vittoria, lui s’è lasciato cadere per terra. Da quel gesto liberatorio è trapelata l’ansia di una sicurezza che da troppo tempo Federer non provava più.

L’unica a rimanere tranquillamente seduta è stata Mirka che s’è limitata a fotografarlo, sorridendo, dal palco. Il valoroso tennista scozzese che diventa numero 4 del mondo è uscito dal campo con l’onore delle armi. Forse non era ancora pronto per un appuntamento tanto importante. In un’ora e 51 minuti Federer s’è accaparrato il suo 13° titolo in un Grande Slam, risultato che lo porta a un passo dal record che appartiene a Pete Sampras, l’unico che gli rimane davanti grazie ai 14 titoli conquistati.

È doveroso ricordare che il tennista svizzero si trasforma nel primo campione di tennis della storia capace di aggiudicarsi 5 Wimbeldon e 5 Us Open consecutivi. Ed era dai tempi di Bill Tilden, nei lontani anni ’20, che un tennista non riusciva in un’impresa simile, quando il grande campione americano vinse gli Open degli Stati Uniti per ben 6 anni di fila, però a Wimbledon vinse soltanto due volte.

«Spero che il numero 13 mi porti fortuna e non diventi definitivo!», ha sottolineato sorridendo Roger durante il discorso ufficiale, fatto in tono molto pacato. Per quanto mi riguarda ho avuto la sensazione che si prova quando si arriva a teatro e ci si accorge che c’è una controfigura al posto di uno dei due attori principali. Temo che anche i denigratori di Nadal per una volta lo abbiano rimpianto. La gioia per la vittoria del campione che si ama non è paragonabile ai brividi che i veri appassionati hanno vissuto durante i 5 set giocati alla morte nella finale di Wimbledon qualche mese fa. Il vertice del tennis maschile, che piaccia o no, si regge ancora sulla rivalità di due grandi: Federer e Nadal. Gli unici fino a ora in grado di garantire sempre lo show indimenticabile.